Editoriale di Pino Regale
La vicenda dell’ospedale Galliera di Genova e della sua possibile integrazione nell’Azienda Ospedaliera Metropolitana (AOM), voluta dal presidente della Regione Liguria Marco Bucci, merita qualche riflessione in più rispetto alle polemiche che stanno accompagnando queste settimane.
Ho cercato di approfondire la questione, perché inizialmente non mi era del tutto chiaro quale fosse il vero obiettivo dell’operazione. E, soprattutto, mi sono chiesto: perché Bucci insiste tanto su questa riorganizzazione? Qual è il vantaggio concreto che la Regione intende ottenere?
Una cosa mi sento di precisarla subito: non ritengo che l’obiettivo sia la chiusura del Galliera. Al momento non ci sono elementi concreti per sostenere questa ipotesi. Anzi, il progetto della nuova struttura ospedaliera, con 404 posti letto, nuove sale operatorie e importanti dotazioni tecnologiche, sembra confermare la volontà di mantenere il Galliera tra i principali presidi sanitari cittadini.
Ma allora, dove sta il vero nodo della questione?
UN’UNICA AZIENDA PER LA SANITÀ GENOVESE
Il progetto di AOM nasce dalla volontà di riunire sotto un coordinamento metropolitano realtà ospedaliere importanti come il San Martino, Villa Scassi e il Galliera.
L’intenzione dichiarata è quella di razionalizzare le risorse, coordinare meglio i servizi, rendere più efficiente l’organizzazione e soprattutto gestire il personale sanitario in maniera meno frammentata.
Tuttavia, la proposta di Bucci va oltre una semplice collaborazione tra ospedali. Il presidente regionale vuole che anche il personale sanitario del Galliera confluisca nell’organico dell’AOM, pur continuando a lavorare all’interno dell’ospedale di Carignano.
È questo il passaggio che ha provocato il confronto con i vertici del Galliera.
IL NODO DEGLI STIPENDI E DELL’AUTONOMIA
Tra le motivazioni sostenute da Bucci c’è quella economica. Secondo il presidente della Regione, il personale del Galliera da diversi anni non avrebbe beneficiato degli stessi adeguamenti retributivi riconosciuti negli altri ospedali pubblici.
L’inserimento nell’organico AOM permetterebbe, secondo la Regione, di superare queste difficoltà, uniformando i trattamenti economici. Bucci ha parlato di 18 milioni di euro complessivi per gli incrementi retributivi, di cui circa 5 milioni destinati al Galliera.
Ma c’è anche un’altra ragione: un unico organico metropolitano consentirebbe una gestione più flessibile dei medici e degli operatori sanitari, con la possibilità di distribuire le risorse nei diversi presidi in base alle necessità.
Una soluzione che, almeno nelle intenzioni, potrebbe migliorare l’organizzazione complessiva della sanità genovese.
Di diverso avviso è monsignor Marco Tasca, presidente del Galliera, che non sembra contestare la necessità di una maggiore integrazione sanitaria, ma non vuole rinunciare all’autonomia dell’ente e al rapporto diretto con i propri dipendenti.
La sua proposta è quella di mantenere il personale alle dipendenze del Galliera, garantendo l’equiparazione economica e realizzando una convenzione stabile con AOM.
In altre parole, collaborazione sì, ma senza trasferire l’intero personale a un’altra azienda.
UNA QUESTIONE ANCHE ECONOMICA E AMMINISTRATIVA
Nella vicenda entrano anche le perdite pregresse del Galliera, quantificate da Tasca in circa 24 milioni di euro per il 2024 e il primo semestre 2025, che rappresentano un ulteriore elemento da definire nei rapporti con la Regione.
Non siamo quindi davanti a una semplice modifica dell’organigramma ospedaliero. Sono in discussione responsabilità amministrative, gestione finanziaria, personale e autonomia organizzativa.
E proprio per questo ritengo che la questione debba essere affrontata con la massima trasparenza.
IL MIO PENSIERO: INTEGRARE NON SIGNIFICA NECESSARIAMENTE ASSORBIRE
Arrivato a questo punto, la mia interpretazione è che Marco Bucci stia cercando di realizzare una riorganizzazione strutturale della sanità genovese, superando una gestione troppo frammentata delle risorse e del personale.
Un obiettivo che può avere una sua logica, soprattutto se accompagnato da risultati concreti in termini di efficienza e qualità dei servizi.
Ma mi pongo una domanda: per ottenere questi risultati è davvero indispensabile trasferire tutto il personale del Galliera alle dipendenze dell’AOM?
Non sarebbe possibile raggiungere gli stessi obiettivi attraverso una convenzione che garantisca la collaborazione tra gli ospedali, l’equiparazione economica dei dipendenti e, contemporaneamente, il mantenimento dell’autonomia del Galliera?
È questo, a mio avviso, il punto sul quale Bucci e Tasca dovrebbero trovare una soluzione.
Non dimentichiamo che il Galliera rappresenta una realtà storica e sanitaria importante per Genova. Il suo futuro non può essere valutato soltanto attraverso la semplificazione delle strutture amministrative, ma soprattutto in funzione della qualità dell’assistenza garantita ai cittadini.
Il confronto previsto per il 9 novembre sarà quindi un passaggio importante.
Mi auguro che si arrivi a un accordo, ma soprattutto che venga chiarito ai genovesi quale sarà il futuro del Galliera, quali poteri manterrà e quali vantaggi concreti porterà questa riorganizzazione.
Perché una cosa deve essere chiara: la sanità si riorganizza per migliorare i servizi ai cittadini, non semplicemente per cambiare chi gestisce gli ospedali.
Pino Regale
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