Genova, Via Corsica, ore 9.52, 29 settembre 2025.
Un autobus parte, le porte si chiudono, e Giovanni — nome di fantasia — resta fermo alla fermata. Ha 65 anni, seri problemi di deambulazione e un’invalidità che dovrebbe garantirgli attenzione e tutela.
Invece, come racconta lui stesso, la scena si ripete troppo spesso: “Purtroppo mi succede quasi sempre”.
Un grido disperato, “un attimo, un attimo!”, non è bastato a fermare l’autista, che ha proseguito lasciando a terra chi avrebbe più necessità di un servizio pubblico accessibile.
Non si tratta solo di una svista: è l’ennesima dimostrazione di quanto le persone con disabilità vengano considerate utenti di serie B.
Una città che esclude, Genova non è nuova a episodi come questo.
Le fermate poco attrezzate, i mezzi non sempre accessibili rendono la quotidianità dei portatori di handicap un percorso a ostacoli.
Ma quando a unirsi a queste difficoltà è l’indifferenza di chi guida i mezzi pubblici, si passa dalla disorganizzazione all’umiliazione.
Non è solo un autobus che parte: è un simbolo di una società che, invece di includere, respinge.
Dove sono i diritti? La legge parla chiaro: i disabili hanno diritto a un’inclusione piena e a un servizio di trasporto accessibile.
Ma la realtà smentisce la teoria. Ogni volta che un cittadino invalido resta a terra, non è lui a fallire: è il sistema.
È la città che chiude le porte in faccia a chi già vive limitazioni quotidiane.
A cosa servono gli slogan sull’inclusione se poi, nella vita reale, un uomo di 65 anni deve rassegnarsi a dire “succede quasi sempre”?
Serve un cambiamento Non bastano scuse tardive o promesse generiche. Serve una formazione seria per gli autisti, sanzioni in caso di mancato rispetto delle regole e soprattutto una mentalità diversa: quella che vede nel cittadino con disabilità non un peso da scaricare, ma una persona con diritti uguali a tutti.
Finché episodi come quello di Via Corsica non saranno l’eccezione, ma resteranno la regola, Genova avrà poco da vantarsi in tema di civiltà e inclusione.
Adesso si aspetta una risposta degli organi competenti.
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