La Corte di Cassazione ha di nuovo sbattuto la porta in faccia ai Comuni sulla farsa degli autovelox non omologati, stavolta con toni che non ammettono repliche. Il 7 ottobre, nel respingere il ricorso del Comune di Ventimiglia (n. 11737/2025) e definirlo “manifestamente infondato”, la Suprema Corte ha intimato all’ente ligure di rinunciare a tutti gli altri.
Il principio, ormai scolpito nella giurisprudenza e ignorato da Comuni che con le multe fanno cassa, è uno e uno solo: “l’approvazione ministeriale non equivale all’omologazione”.
Ventimiglia, come molti altri, insisteva nel confondere i due concetti, ma la Cassazione ha ribadito che questa tesi è superata e insostenibile. L’ente è stato “consigliato” di ritirare tutti i ricorsi pendenti entro 40 giorni, pena la dichiarazione di estinzione. Un monito che vale per tutti: proseguire il contenzioso, come ricordato dall’avvocato Mazzola che ha fatto annullare centinaia di verbali, è solo uno spreco scandaloso di denaro pubblico.
La polemica è chiara: i Comuni continuano a elevare multe con dispositivi non omologati, accumulando condanne e debiti fuori bilancio per spese legali. La Cassazione si è già pronunciata decine di volte: senza omologazione, la multa non regge. Punto.
Il messaggio è perentorio: i Comuni devono smetterla di opporsi alla legge e rispettare il Codice della Strada. Repetita iuvant? No, è ora di agire.
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