L’imponente mobilitazione di 40 mila persone a Genova a sostegno della Palestina, che ha paralizzato la città e bloccato snodi cruciali come il porto e le stazioni ferroviarie di Principe e Brignole, ha rivelato un malcontento che va ben oltre la crisi mediorientale. A guidare la nuova ondata di protesta è la voce chiara e disillusa della generazione Z, che chiede un radicale cambio di priorità: basta spese militari, sì agli investimenti sul futuro e sull’istruzione.
Dalla Palestina al disarmo: l’appello dei Giovani
Se il pretesto immediato per lo sciopero generale e il corteo è stata la crisi a Gaza, l’energia pulsante della piazza è stata subito incanalata verso un messaggio più ampio: “Allarghiamo la manifestazione contro la guerra, contro tutte le guerre. La guerra è roba delle vecchie generazioni, a noi non interessano dinamiche guerrafondaie”.
Decine di centinaia di studenti e giovani lavoratori, pur accusati da alcuni osservatori di una superficiale adesione (con la nota di tante assenze anche tra chi non era al corteo), hanno dimostrato di avere le idee chiare sulle conseguenze delle scelte politiche dei governi. Il nemico, per loro, non è solo un conflitto lontano, ma la destinazione dei decimi di miliardi di euro in armamenti che, a loro avviso, vengono sottratti al benessere della collettività.
Scuole a pezzi e classi sovraffollate: “Le nostre priorità sono ignorate”
La connessione tra spesa militare e tagli all’istruzione è un leitmotiv martellante tra gli striscioni e le voci della piazza.
“Le nostre scuole vanno a pezzi,” dichiara con amarezza Giulia, 17 anni, studentessa del liceo scientifico, tra la folla. “Ogni volta che piove entrano fiumi d’acqua, ci sono aule fatiscenti, ma i soldi per nuovi jet o per aumentare le missioni militari si trovano sempre. Non è un caso: la nostra priorità, che è la scuola, è l’ultima in agenda.”
A far eco alla sua frustrazione è Marco, 19 anni, che sottolinea l’emergenza di un sistema educativo sotto pressione: “Quest’anno ci sono prime classi che partono con 35 ragazzi. Trentacinque! È inumano, non si impara niente. Ma la cosa grave è che i governi spendono decine di miliardi in armi. Sono soldi nostri che vengono bruciati per alimentare guerre che non vogliamo. Se si usassero quei fondi per l’edilizia scolastica e l’assunzione di insegnanti, avremmo il sistema migliore d’Europa.”
L’Europa ci trascina: “Siamo contrari alla guerra, anche con l’ex URSS”
La prospettiva di una escalation del conflitto in Ucraina e il ruolo dell’Europa in esso sono visti dai giovani come un ulteriore tradimento dei principi pacifisti. La richiesta di disimpegno è netta.
”Noi siamo qui anche per dire che l’Europa ci sta trascinando in una guerra che non vogliamo contro l’ex Unione Sovietica (Russia),” spiega Luca, universitario e attivista. “Siamo contrari a fornire armi, a finanziare un conflitto che non è nostro e che ha solo l’obiettivo di arricchire le multinazionali della difesa. Le guerre non le fanno le persone in piazza; le fanno i vecchi uomini nei palazzi del potere. Noi siamo la generazione che deve mettere un punto a tutto questo. Si agli aiuti sanitari, come ospedali da campo, tutto il resto è spam.”
La manifestazione di Genova, dunque, si configura non solo come un atto di solidarietà internazionale, ma come una forte e decisa critica interna alle scelte di bilancio e di politica estera, con i giovani che chiedono un’inversione di marcia: “Vogliamo un futuro, ci state preparando un campo di battaglia.”
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