Strada chiusa senza preavviso, cittadini furiosi. L’ABC della segnaletica ignorato.
Genova – “Caos totale” non è un’iperbole, ma la fotografia esatta di quanto accaduto questa mattina in viale Aspromonte, a Genova. Alle ore 9, residenti e automobilisti si sono trovati di fronte a un muro invalicabile: transenne, operai e il segnale definitivo di “divieto di transito”. La strada, arteria fondamentale per molti in quella zona, era chiusa. Bloccata fino a “fine lavori”. Peccato che nessuno, a quanto pare, si sia degnato di avvisare la cittadinanza in modo consono e, soprattutto, a norma di legge.
La protesta è montata in pochi minuti, trasformando il cantiere in un’assemblea pubblica a cielo aperto. “Come faccio ad andare a prendere mio figlio a scuola?”, sbotta una madre con il cellulare incollato all’orecchio, cercando soluzioni alternative. “Avevo un trasloco, ho preso un giorno di ferie per nulla”, le fa eco un residente, le braccia larghe in segno di resa di fronte all’improvvisato blocco stradale.
La beffa, come spesso accade, sta nel dettaglio. Qualche passante fa notare che sì, dei cartelli erano comparsi da qualche giorno. Ma avvisavano soltanto di un “divieto di sosta con rimozione forzata” su entrambi i lati. Un’indicazione utile a liberare l’area per il cantiere, certo, ma tragicamente insufficiente e fuorviante. Nessun preavviso, nessuna indicazione sulla chiusura totale al traffico veicolare. Un errore marchiano che ha trasformato il risveglio di un quartiere in un incubo logistico.
Il Codice della Strada, questo sconosciuto
Quello di viale Aspromonte non è solo un caso di cattiva comunicazione, ma una palese violazione delle norme che regolano la sicurezza e la gestione dei cantieri stradali. L’articolo 21 del Codice della Strada è lapidario: chi esegue lavori su aree destinate alla circolazione “deve adottare gli accorgimenti necessari per la sicurezza e la fluidità della circolazione”. Concetti che questa mattina a Genova sembravano appartenere a un universo parallelo.
Ma è il Regolamento di Attuazione del Codice della Strada a entrare nel dettaglio della negligenza. L’articolo 30 stabilisce che la segnaletica temporanea (quella con fondo giallo, per intenderci) deve essere “coerente con la situazione” e che eventuali segnali permanenti in contrasto vanno oscurati. Lasciare un semplice divieto di sosta, inducendo gli automobilisti a pensare che la strada fosse comunque percorribile, è l’esatto contrario della coerenza richiesta.
Inoltre, la prassi e numerose ordinanze comunali in tutta Italia, in applicazione del principio di massima sicurezza e minimo disagio, impongono l’installazione di segnaletica di preavviso di chiusura con un anticipo di almeno 48-72 ore, indicando chiaramente la data di inizio e la durata (presunta) dei lavori. Un preavviso che avrebbe permesso ai cittadini di riorganizzare i propri spostamenti, evitando il caos di questa mattina. Mancava il segnale fondamentale: il “Divieto di Transito” (Fig. II 46) con il necessario pannello integrativo che specifica la validità.
L’impressione è quella di una pianificazione approssimativa, dove l’urgenza di avviare i lavori ha calpestato il diritto dei cittadini a essere informati e il dovere dell’amministrazione di garantire una viabilità ordinata. Chi paga per i disagi? Per il giorno di ferie perso, per le corse affannose alla ricerca di un parcheggio o di un percorso alternativo? L’ennesima domanda che, probabilmente, resterà senza risposta, inghiottita dal rumore del cantiere che, oggi, ha messo in mostra non solo l’asfalto da rifare, ma anche le falle di un sistema che dimentica la sua prima regola: essere al servizio del cittadino.
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