Milano – L’udienza preliminare a carico della Ministra del Turismo e senatrice di Fratelli d’Italia, Daniela Santanchè, imputata per truffa aggravata ai danni dell’INPS relativa all’indebita percezione di circa 126.468 euro in cassa integrazione Covid per 13 dipendenti delle sue società “Visibilia Editore spa” e “Visibilia Concessionaria srl”, è stata sospesa.
La Giudice per l’udienza preliminare (Gup) Tiziana Gueli ha accolto la richiesta della difesa, nonostante l’opposizione della Procura, congelando di fatto il procedimento in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale. Il Senato, su proposta della maggioranza parlamentare, aveva votato un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Procura di Milano, proprio al fine di mettere in discussione l’utilizzo di alcune prove nel fascicolo.
Il nodo delle cinque registrazioni
Al centro del conflitto vi è l’utilizzabilità di cinque registrazioni di conversazioni “dal vivo” tra Santanchè, quando era imprenditrice-parlamentare, e l’ex direttore di “Pc Professionale”, Eugenio Moschini. Queste registrazioni, effettuate da Moschini a insaputa della Ministra a partire dal 2019 e consegnate agli inquirenti nel novembre 2023 a sostegno delle denunce di illeciti, sono considerate dalla difesa e dalla maggioranza parlamentare alla stregua di intercettazioni indirette, equiparabili a “corrispondenza” (come stabilito dalla Consulta nel caso Open-Renzi per chat ed e-mail). Se ritenute tali, il loro utilizzo richiederebbe la previa autorizzazione del Parlamento, in base agli articoli 15 e 68 della Costituzione, una garanzia posta a tutela della funzione parlamentare.
Normalmente, la registrazione di una conversazione da parte di un partecipante non è reato e rientra nella categoria giuridica del “documento”, utilizzabile in giudizio. La tesi sostenuta dalla maggioranza in Senato, ricalcando l’eccezione difensiva, è che non sarebbe ragionevole che l’autorità giudiziaria non possa acquisire chat ed e-mail di un parlamentare senza autorizzazione, ma possa “al contempo incamerare la traccia clandestina… di una attività comunicativa alla quale il parlamentare non voleva imprimere alcuna minima dimensione documentale”.
La Gup, pur non essendoci un obbligo normativo immediato di arrestare l’udienza in attesa della Consulta (come sostenuto dai PM Maria Gravina e Luigi Luzi), ha deciso per la sospensione, ritenendo determinante la decisione della Corte Costituzionale per la prosecuzione del giudizio.
Il procedimento, che nella giornata odierna avrebbe dovuto prevedere l’interrogatorio della Ministra e le successive conclusioni di accusa e difesa, con la sospensione viene posticipato di diversi mesi, fino alla decisione della Consulta.
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