Intervista alla consigliera regionale di Fdi Lilli Lauro.
1) Da oggi parte l’orario invernale Amt. A differenza di tanti proclami, i tagli sono stati ben oltre il 10 per cento. Si poteva fare di più?
Sicuramente si doveva fare di più. Per settimane abbiamo sentito parlare di una riduzione contenuta intorno al 10%, ma ora bisogna guardare alla realtà concreta che incontrano i cittadini alla fermata dell’autobus. Il Comune ha annunciato ulteriori risorse proprio per limitare i tagli, ma evidentemente il problema non può essere affrontato soltanto rincorrendo l’emergenza. AMT ha bisogno di un vero piano di rilancio, che metta al centro il servizio, i lavoratori e soprattutto chi ogni giorno utilizza il trasporto pubblico per andare a scuola o al lavoro. Da oggi verificheremo cosa accadrà realmente sulle linee, quartiere per quartiere. I genovesi non hanno bisogno di percentuali sulla carta, ma di autobus che passino.
2) Ci sono molte scuole dove la maggioranza degli studenti stranieri rende difficile un processo scolastico eccellente. Cosa consiglia alle maestre e ai professori?
Alle maestre e ai professori non dobbiamo dare consigli: dobbiamo dare strumenti. Sono loro, troppo spesso, a trovarsi in prima linea a gestire situazioni molto complesse, senza avere mezzi sufficienti. Il problema non è la nazionalità di un bambino, ma quello che accade quando in una stessa classe si concentra un numero troppo elevato di alunni che non conoscono adeguatamente la lingua italiana. Ne risente l’apprendimento di quei ragazzi, ma inevitabilmente anche quello di tutta la classe. Per questo condivido la strada intrapresa dal Governo Meloni e dal ministro Valditara: un tetto alla concentrazione degli studenti stranieri nelle classi, corsi di italiano e una distribuzione più equilibrata. Non è discriminazione, è esattamente il contrario: integrare davvero significa mettere ogni bambino nelle condizioni di imparare e ogni insegnante nelle condizioni di insegnare. La scuola deve includere, certamente, ma deve continuare prima di tutto a fare bene la scuola.
3) Teme che la crescita di Futuro Nazionale possa rosicchiare voti in Liguria a FdI?
In democrazia ogni forza politica è libera di presentarsi e cercare consenso. Io però non credo che Fratelli d’Italia debba vivere guardando con preoccupazione a ciò che fanno gli altri. Dobbiamo continuare a meritare la fiducia degli elettori con coerenza, serietà e risultati. FdI oggi ha una responsabilità enorme: Giorgia Meloni guida il Governo e il nostro partito è una forza centrale del centrodestra. Futuro Nazionale farà il proprio percorso e saranno gli elettori a giudicarlo. Personalmente preferisco occuparmi di allargare il consenso di Fratelli d’Italia piuttosto che preoccuparmi di chi potrebbe sottrarci qualche voto.
4) Ci sarà davvero il passo indietro della Salis sulla scena politica nazionale?
Lo vedremo. Silvia Salis oggi ribadisce di voler fare il sindaco di Genova. Io, però, penso che ai genovesi interessi soprattutto un’altra cosa: che faccia bene il sindaco. È stata eletta poco più di un anno fa e Genova ha problemi molto concreti da affrontare, dai trasporti alla sicurezza, dalla manutenzione al commercio. Prima delle ambizioni nazionali, vengono gli impegni presi con la città. Su questo credo che alla fine saranno i genovesi a dare il giudizio più importante.
5) Quale potrebbe essere la ricetta per il centrodestra per tornare a governare la città di Genova?
La ricetta è parlare alla città vera, ai quartieri, alle famiglie, ai commercianti, alle imprese, a chi ogni giorno vive Genova e ne conosce problemi e potenzialità. Il centrodestra deve costruire un progetto credibile, con idee chiare su sicurezza, mobilità, manutenzioni, commercio, sviluppo, infrastrutture e qualità della vita. Fratelli d’Italia deve avere un ruolo centrale in questo percorso, mettendo in campo una visione forte e riconoscibile per Genova. Non basta essere alternativi alla sinistra: dobbiamo dimostrare di avere una proposta migliore, concreta e capace di guardare avanti. Genova ha bisogno di una guida politica solida, di una squadra competente e di una visione che sappia accompagnare la città nei prossimi anni.
6) Il campo largo è tutto e il contrario di tutto. Potrà davvero governare un Paese così complesso come l’Italia?
È proprio questo il punto. Mettere insieme tutti contro qualcuno può forse servire per vincere un’elezione, ma governare è un’altra cosa. Nel cosiddetto campo largo convivono posizioni profondamente diverse su politica estera, sicurezza, infrastrutture, economia, giustizia e molti altri temi fondamentali. Prima o poi queste differenze devono essere sciolte, perché un Governo è costretto ogni giorno a scegliere. Il centrodestra, pur con sensibilità differenti, ha dimostrato di avere una base politica e programmatica comune e il Governo Meloni ha dato all’Italia una stabilità che mancava da molti anni. Il campo largo dovrebbe prima spiegare agli italiani non soltanto con chi vuole governare, ma soprattutto che cosa vuole fare insieme. Ed è proprio lì che, secondo me, cominciano le difficoltà.
Ti è piaciuto questo articolo?
Fallo conoscere a chi potrebbe trovarlo utile.