Quasi trent’anni dopo forse la verità.
Un breve riassunto prima di addentrarci nella scena del crimine e negli elementi che potrebbero portare ad una decisione di pena di 30 anni per Verduci.
Maria Luigia Borrelli, ex infermiera dell’ospedale San Martino di Genova, ad un certo punto decide di licenziarsi e di cambiare lavoro.
Rimasta vedova, con due figli da mantenere ed un debito di circa 250 milioni di lire lasciato dal marito, che aveva acquistato un bar al San Martino, si ritrova in una situazione economica drammatica.
Secondo le ricostruzioni dell’epoca, pressata dagli usurai, si licenzia da infermiera ed inizia a prostituirsi in vico degli Indoratori, nel centro storico di Genova, facendosi chiamare Antonella.
Prende in affitto un piccolo locale al civico 64 da Adriana Fravega, un’ex prostituta, poco dopo morta suicida, alla quale paga circa due milioni di lire al mese (pare anche che riuscisse a versare ben 500.000 lire al giorno agli usurai).
Ai figli racconta di lavorare come badante presso un’anziana signora (aveva addirittura dato loro il numero di telefono della Fravega, spacciandolo per quello dell’anziana, da chiamare in caso di necessità).
Un dettaglio che diventerà importante: sarà proprio la figlia a telefonare alla Fravega quando, una mattina, non vedrà rientrare la madre.
In realtà, Maria Luigia (Antonella, come si faceva chiamare nei vicoli) trascorre le sue giornate nel locale, dalle dieci del mattino alle dieci di sera.
Ed è qui che, il 5 settembre 1995, la sua vita si interrompe tragicamente. Ha soltanto 42 anni.
To be continued
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