Dall'AMT ai cimiteri, passando per lo Skymetro cancellato e la cabinovia ancora in attesa di un futuro: il bilancio delle scelte della nuova amministrazione. Quando si dice lavorare nell'interesse della città!
C’è una cosa che bisogna riconoscere alla Giunta guidata dal sindaco Silvia Salis: in poco più di un anno di amministrazione è riuscita a far conoscere ai genovesi un nuovo significato della parola cambiamento. Non necessariamente quello che molti si aspettavano, ma certamente uno che difficilmente passerà inosservato.
Aumentano le tariffe, aumentano i costi per i cittadini, si ridimensionano alcune prospettive, si accantonano progetti e si commissionano nuovi studi. Insomma, a Palazzo Tursi sembra che la ricetta per amministrare Genova sia stata finalmente individuata: quando c’è un problema, si cerca di far quadrare i conti; quando c’è un progetto, si può sempre cancellare; quando manca una soluzione, si commissiona uno studio.
E il conto? Naturalmente ai genovesi.
L’ultima dimostrazione arriva direttamente dai cimiteri cittadini. La Giunta ha approvato l’aggiornamento delle tariffe per il 2027, con un adeguamento legato all’indice ISTAT-FOI del 23,7% relativo al periodo ottobre 2018-settembre 2026. La Lega ha denunciato un aumento medio del 23% sui servizi cimiteriali.
Sì, avete capito bene: anche i servizi cimiteriali diventano più cari.
Non mancano, naturalmente, le agevolazioni: un tetto massimo di 1.000 euro per i depositi provvisori di resti e ceneri in cripta e uno sconto sperimentale del 40% per la concessione e il rinnovo di alcuni loculi nelle zone più distanti e scomode del cimitero di Staglieno.
Una domanda, però, è inevitabile: possibile che persino davanti a servizi così delicati, che coinvolgono famiglie in momenti particolarmente difficili, la risposta debba essere ancora una volta quella degli adeguamenti tariffari?
E c’è un altro particolare: nei programmi di riferimento le risorse previste per la manutenzione straordinaria dei cimiteri sono passate da 700.000 a 600.000 euro.
Quindi, tariffe più alte e meno risorse per la manutenzione. Un’accoppiata che meriterebbe forse una nuova definizione di equità.
AMT: anche viaggiare costa di più
Ma sarebbe ingeneroso attribuire ai cimiteri il primato degli aumenti.
Ricordiamo quanto accaduto con AMT. Dal 17 novembre 2025 l’abbonamento annuale integrato è passato da 295 a 395 euro. Anche per gli over 70 è cambiato il sistema della gratuità: il beneficio è stato subordinato a un limite ISEE di 12.000 euro, con un abbonamento annuale da 120 euro per chi supera tale soglia.
Una scelta che ha inciso sulle tasche di tanti cittadini, compresi pensionati che per anni avevano considerato quella gratuità un importante sostegno alla mobilità.
Naturalmente, la situazione finanziaria di AMT è complessa e richiede interventi. Ma il cittadino, alla fine, vede soprattutto una cosa: paga di più.
Evidentemente, la mobilità sostenibile deve essere sostenuta anche economicamente da chi la utilizza. Una piccola particolarità: sarebbe bello che agli aumenti corrispondesse anche un miglioramento altrettanto evidente del servizio.
SKYMETRO: 398 MILIONI ABBANDONATI. E LA GRANDE ALTERNATIVA? LA CABINOVIA!
Ma veniamo a quello che probabilmente rappresenta uno degli episodi più emblematici delle scelte della nuova amministrazione: lo Skymetro.
Un progetto destinato a migliorare i collegamenti della Val Bisagno con il centro cittadino, sostenuto da un finanziamento statale di circa 398 milioni di euro.
Era un progetto discutibile? Certamente. Presentava criticità? Indubbiamente. Si poteva modificarlo, approfondirlo, migliorarlo e persino valutare soluzioni alternative? Assolutamente sì.
Ma una cosa avrebbe dovuto essere imprescindibile: prima di abbandonare un’opera di tale portata, bisognava avere in mano un’alternativa concreta, finanziariamente sostenibile e soprattutto realizzabile.
E invece cosa è successo?
La nuova amministrazione ha deciso di non proseguire con lo Skymetro, mettendo a rischio quel finanziamento e aprendo una nuova partita sulla mobilità della Val Bisagno.
La soluzione alternativa individuata? La cabinovia!
Per approfondire questa ipotesi è stato incaricato il Politecnico di Milano, con uno studio dal costo di 85.000 euro più IVA, per un totale di 103.700 euro.
Uno studio presentato il 28 marzo 2026, con rendering, otto stazioni e un’ipotesi di collegamento tra Brignole e Molassana.
E adesso?
A distanza di mesi dalla presentazione, che cosa è diventata quella proposta? Quali sono i tempi effettivi? Quali saranno i costi complessivi? Dove sono le risorse necessarie per realizzarla? E soprattutto, che fine ha fatto il confronto pubblico con i cittadini e i Municipi annunciato dal sindaco?
Le promesse non sono mancate, ma i residenti della Val Bisagno attendono ancora risposte operative.
Nel frattempo, il quadro è questo: un progetto da 398 milioni accantonato, oltre centomila euro spesi per uno studio e una nuova ipotesi infrastrutturale che deve ancora dimostrare di poter diventare un’opera concreta.
Complimenti! Si abbandona un progetto finanziato e si comincia a studiarne un altro, spendendo ulteriori soldi pubblici. E nel frattempo la Val Bisagno continua ad aspettare.
I rendering, naturalmente, non mancano. Peccato che non possano trasportare i cittadini al lavoro.
Tasse e bilanci: anche qui non si scherza
A completare il quadro c’è la questione fiscale.
Nel bilancio preventivo 2026 è stato previsto un aumento dell’addizionale comunale IRPEF per i redditi superiori alla soglia di esenzione di 15.000 euro, con una tutela per le fasce più basse.
L’amministrazione ha motivato la scelta con le difficoltà finanziarie del Comune e con la necessità di sostenere anche il sistema del trasporto pubblico.
Motivazioni che possono essere comprese sul piano contabile, ma che non cancellano il risultato per chi si trova a pagare di più.
E così, tra imposte, trasporti e servizi cimiteriali, il genovese scopre che la parola più ricorrente del nuovo corso amministrativo è diventata «adeguamento».
Adeguamento delle tariffe, adeguamento delle imposte, adeguamento dei costi. Peccato che stipendi e pensioni non sempre si adeguino con la stessa rapidità.
E PER GENOVA, OLTRE AGLI AUMENTI E AI TAGLI, QUALI SONO I GRANDI RISULTATI?
Sia chiaro: amministrare una città come Genova non è semplice. Esistono problemi ereditati, difficoltà finanziarie, aziende pubbliche in crisi e infrastrutture che richiedono investimenti importanti. Nessuno pretende che tutto venga risolto in pochi mesi.
Ma proprio per questo i cittadini hanno il diritto di chiedere risultati, non soltanto annunci, conferenze stampa e spiegazioni.
Dov’è il miglioramento concreto della manutenzione delle strade? Dov’è il salto di qualità nel decoro urbano? Quali sono le grandi opere che stanno realmente prendendo forma? Quali soluzioni definitive sono state individuate per la mobilità della Val Bisagno?
Non basta cambiare il nome a un progetto per aver risolto un problema. Non basta commissionare uno studio per aver costruito un’infrastruttura. E soprattutto non basta chiedere nuovi sacrifici ai cittadini per poter sostenere di aver amministrato bene.
I genovesi hanno votato per un cambiamento e hanno affidato alla nuova amministrazione la responsabilità di governare una città che ha bisogno di risposte, investimenti e prospettive.
Non hanno consegnato un assegno in bianco.
E allora, permetteteci una considerazione finale, rigorosamente accompagnata da un doveroso ringraziamento.
Grazie sindaco Silvia Salis, grazie Giunta comunale!
Grazie per gli aumenti delle tariffe, per i maggiori costi del trasporto pubblico, per il ritocco fiscale, per aver accantonato lo Skymetro e per averci regalato la prospettiva di una cabinovia, accompagnata da uno studio da oltre centomila euro e da tante promesse ancora in attesa di concretizzarsi.
Grazie soprattutto per l’attenzione dimostrata verso le tasche dei genovesi, che evidentemente non erano ancora abbastanza sollecitate.
Naturalmente, siamo certi che tutto questo sia stato fatto esclusivamente nell’interesse della città e dei suoi abitanti.
Peccato che, guardando il conto, siano proprio loro a dover ringraziare meno.
A chi ha concesso la propria fiducia a questa amministrazione resta una domanda: era davvero questo il cambiamento che Genova meritava?
Perché una città non si governa soltanto aumentando le entrate e riducendo le aspettative. Si governa realizzando opere, migliorando i servizi, creando opportunità e dimostrando, con i fatti, che i sacrifici richiesti ai cittadini servono a costruire un futuro migliore.
Per ora, almeno sul fronte degli aumenti, i risultati non sembrano mancare.
Per tutto il resto, attendiamo fiduciosi. Magari un giorno arriverà anche qualche buona notizia per Genova e per i genovesi.
Pino Regale
Ti è piaciuto questo articolo?
Fallo conoscere a chi potrebbe trovarlo utile.