“Il Governo intervenga immediatamente e apra un tavolo nazionale sulla vertenza Ericsson. Non può passare, né può essere accettata, una decisione di questa natura da parte di una multinazionale che da anni opera sul nostro territorio e che oggi mette a rischio 131 posti di lavoro nella sede degli Erzelli. I lavoratori meritano rispetto: non si può pensare di trattarli come pacchi di cui disfarsi sulla base delle esigenze di un bilancio. Dietro quei 131 esuberi ci sono lavoratrici e lavoratori altamente qualificati, famiglie, professionalità e competenze che rappresentano una parte importante del patrimonio tecnologico e industriale di Genova. Non si può pensare di disperdere tutto questo: il Governo assuma una responsabilità precisa”, intervengono così il segretario del PD Liguria Davide Natale, il capogruppo del PD in Regione Armando Sanna, il segretario metropolitano del PD Genova Francesco Tognoni e la capogruppo del PD Genova Martina Caputo sul caso Ericsson, dopo il presidio di questa mattina e dopo che l’azienda ha preteso l’allontanamento degli assessori dal tavolo di discussione.
“Come meritano rispetto anche le istituzioni: non si allontanano dalla sala, in cui si sta discutendo del futuro di 131 dipendenti, gli assessori, la politica ha un ruolo e va rispettato. Quanto successo stamattina è una situazione inaudita e inaccettabile. Un’impresa non ha soltanto una funzione economica e finanziaria, ma anche una responsabilità sociale. Chiediamo al Governo di intervenire subito, di convocare Ericsson e di verificare tutte le possibilità per evitare i licenziamenti. Non possiamo limitarci a prendere atto di una decisione già assunta dalla multinazionale”, aggiungono.
“Condanniamo con forza il comportamento tenuto dai vertici di Ericsson e chiediamo che l’azienda torni al tavolo con un atteggiamento diverso. Licenziare 131 persone, colpendo in particolare attività di ricerca e sviluppo, significa mettere in discussione non solo il futuro di quei lavoratori, ma anche una parte della prospettiva industriale e tecnologica di Genova. Non lo possiamo accettare”, concludono.
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