«Le parole del presidente Matteo Paroli dopo la sentenza del TAR sono indegne e incompatibili con il ruolo istituzionale che ricopre. Il TAR ha riconosciuto la legittimità della tassa d’imbarco da 3 euro e Paroli, invece di prendere atto della decisione, torna a evocare scenari catastrofici per il porto. Ma Paroli è il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale o l’avvocato degli interessi privati degli armatori?», dichiara Simone D’Angelo, consigliere regionale del Partito Democratico in Liguria.
«Sembra incredibile dover ricordare a Paroli che il suo compito è tutelare l’interesse pubblico e garantire un equilibrio tra il porto e la città, non farsi portavoce delle preoccupazioni delle grandi compagnie armatoriali. Un’istituzione pubblica dovrebbe essere la prima a riconoscere le ragioni della comunità che rappresenta, non a cercare argomenti surreali per contestarle. Il porto è una risorsa di Genova, produce ricchezza, ma genera anche costi e impatti, ed è giusto che contribuisca a sostenerli. Tre euro non sono una minaccia al futuro del porto. Lo è, semmai, l’idea che gli interessi dei grandi gruppi economici debbano prevalere sempre e comunque su quelli dei cittadini e dei lavoratori», aggiunge.
«Paroli dovrebbe ricordarsi da che parte sta l’istituzione che presiede. Il suo mandato non è difendere i profitti degli armatori, ma lavorare affinché lo sviluppo portuale sia strettamente collegato all’interesse pubblico. Se invece la sua preoccupazione è solo quella di difendere gli interessi di qualcuno, dovrebbe dare spiegazioni ai genovesi».
Ti è piaciuto questo articolo?
Fallo conoscere a chi potrebbe trovarlo utile.