Rappresentanza femminile, premio di maggioranza, accesso delle forze politiche alla competizione elettorale e indicazione del premier. Sono stati questi i temi al centro dell’incontro “La nuova legge elettorale: profili critici e prospettive di sistema”, organizzato da Fondazione Carige al Teatrino di Palazzo Ducale.
Dopo i saluti della sindaca di Genova Silvia Salis e l’introduzione del presidente di Fondazione Carige Lorenzo Cuocolo, il confronto ha visto gli interventi di Carla Bassu, ordinaria di Diritto pubblico comparato all’Università di Sassari, e Francesco Clementi, ordinario di Diritto pubblico comparato alla Sapienza di Roma.
Un’occasione di approfondimento sulle novità previste dalla riforma e sulle loro possibili conseguenze per la rappresentanza e il funzionamento delle istituzioni.
«La nuova legge elettorale è molto complicata, perché introduce un premio di maggioranza che però non si sa se scatterà o se non scatterà. È una legge che di fatto nessuno sa se funzionerà – ha osservato Lorenzo Cuocolo –. Se scatterà il premio di maggioranza ci sarà un effetto maggioritario, altrimenti si tornerà a un proporzionale puro. È una legge che ha alcuni aspetti dubbi sui quali si pronuncerà la Corte costituzionale ed è da capire se questo accadrà prima o dopo il voto».
La sindaca Silvia Salis ha espresso preoccupazione: «Si creerà una maggioranza artificiale che non esiste in realtà e non corrisponde alla maggioranza del Paese ma che avrà il potere di poter cambiare tutto nel Paese per anni e anni». Salis ha inoltre osservato che «è sempre curioso che venga fatta una legge elettorale a ridosso delle elezioni in modo sartoriale sulle esigenze del momento», richiamando anche le criticità legate all’indicazione del premier e ai capilista bloccati, «con una difficoltà ad avere una rappresentatività che parta dal territorio».
Tra le questioni affrontate, particolare attenzione è stata dedicata alla rappresentanza femminile e alle conseguenze delle disposizioni sui capilista e sul listone collegato al premio di maggioranza.
«Della legge elettorale mi preoccupa la rappresentatività femminile. Le dinamiche messe a terra, secondo alcune proiezioni, ridurranno la presenza femminile del 15-20% al Senato e alla Camera», ha dichiarato Salis. «Questo preoccupa molto per la voce delle donne in politica ed è abbastanza incredibile che avvenga con la prima donna presidente del Consiglio in Italia».
La parità di genere è «prevista solo nelle liste, ma non per i capilista e per il listone che scatta in caso di premio di maggioranza – ha sottolineato Cuocolo –. Sembrano cose complicate, ma il risultato qual è? Che molto probabilmente avremo il prossimo Parlamento con meno donne rispetto a quello attuale».
Sul punto è intervenuto anche Francesco Clementi, richiamando il principio costituzionale delle pari opportunità: «L’articolo 51 prevede che si promuova la parità di genere e questa legge non lo fa. Ha a malapena una soluzione che è coerente e conforme al testo della Costituzione, ma in quella parte è decisamente mancante».
Il dibattito ha approfondito inoltre il premio di maggioranza collegato alla soglia del 42%. Cuocolo ha evidenziato il rischio di «una sproporzione eccessiva tra questo 42 per cento e i 70 deputati in più» eventualmente attribuiti alla forza politica o alla coalizione che raggiunga la soglia.
Carla Bassu ha posto l’attenzione sull’indicazione del premier e sulle possibili implicazioni per le prerogative del capo dello Stato, segnalando «la pressione, non so se volontaria, sul presidente della Repubblica, che ha un ruolo in questa nomina così delicata». Un ulteriore interrogativo ha riguardato il meccanismo di scelta tra nomi già riportati sulla scheda: «Non so quanto siano funzionali ad avvicinare le persone alle urne».
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