Bonanno, il suo mandato a tutto campo, contro le mafie ed Equitalia, un successo coronato dai risultati.
Ecco i risultati dell’attività politica di Bonanno, dalla lotta alle mafie alla difesa delle famiglie dai debiti in Equitalia. Gli incontri con i ministri e la sorpresa dei risultati.
Un capo gruppo in municipio e la sua marcia su Roma.
Il bilancio di un mandato di trincea nel Centro Est: dopo cinque anni in prima linea tra blitz ai clan immobiliari, TV estere e l’arrivo dei militari, l’esponente civico annuncia il ritiro dalle amministrazioni per dedicarsi alla famiglia e alla professione, lanciando la sfida futura con G
Liguria Nuova.
GENOVA, SETTEMBRE 2007 – Si chiude un’epoca nel parlamentino del Municipio I Centro Est e i suoi 120?000 abitanti.
Dopo cinque anni vissuti sul filo del rasoio, anche rischiando la propria vita, Guglielmo Bonanno, storico consigliere e capogruppo, annuncia il suo ritiro provvisorio dalle cariche amministrative pubbliche.
Una scelta dettata dal desiderio prioritario di dedicarsi alla propria famiglia e all’attività professionale giuridica, ma che si trasforma immediatamente in un lucido e durissimo manifesto politico per il futuro di Genova e della Liguria.
L’addio alle istituzioni di prossimità è l’occasione per tracciare la cronistoria di un mandato senza precedenti, ma soprattutto per sancire la rottura definitiva e irrevocabile con l’ambiente della Lega, un partito giudicato ormai al capolinea ideale.
La cronistoria di un mandato di frontiera
Il quinquennio amministrativo di Bonanno rimarrà impresso nelle cronache per la sua straordinaria intensità. Da Capogruppo ha scelto di non perdersi nei corridoi, partecipando attivamente e con diritto di voto ai lavori di tutte le Commissioni Consiliari permanenti del Municipio (Bilancio, Urbanistica, Commercio, Servizi Sociali, Sicurezza, Sport e Cultura, Ambiente e Territorio, Sanità).
Una presenza totale che gli ha permesso di mappare il territorio e dichiarare una guerra frontale al racket criminale dei “bassi” e degli immobili abusivi gestiti dalla malavita per lo spaccio e lo sfruttamento della prostituzione.
Una battaglia solitaria culminata storicamente nelle grandi operazioni giudiziarie della scorsa stagione, quando i titoli dei giornali recitarono “Arrestati i Fiumanò, Bonanno esulta”, -Secolo XIX)- certificando lo smantellamento di un clan che controllava centinaia di appartamenti nei caruggi.
Quell’azione portò i vicoli di Genova sotto i riflettori delle televisioni estere e dei network mondiali, e permise a Bonanno di attivare un filo diretto con i ministeri romani di Pisanu e Scajola, ottenendo lo storico invio dei contingenti militari a Genova per presidiare il centro storico.
A questo si è aggiunto lo straordinario capitolo umano e sindacale nato dopo il tragico omicidio della guardia giurata Adolfo Ferrara in Piazza Sant’Agnese: una marcia itinerante di 15 giorni fino a Roma, 5.000 firme raccolte tra i cittadini di tutta Italia, la nascita del sindacato nazionale Sapp Sinalco e la successiva lettera del Premier Romano Prodi che annunciava la storica modifica delle leggi sulla vigilanza privata con l’obbligo delle pattuglie in coppia.
Fino alla trincea sociale contro la morsa fiscale dell’ex Equitalia, dove Bonanno pressa per l’introduzione della rateizzazione straordinaria a 120 rate e per l’avvio delle prime sanatorie a tutela dei piccoli contribuenti.
L’atto d’accusa: «La Lega lavora a sbriciolare la base per fini personali»
Oggi, da cittadino libero e professionista, Bonanno analizza le macerie dei partiti tradizionali, riservando le parole più dure proprio al Carroccio, dal quale si distacca totalmente. «La Lega è chiaramente impegnata a distruggere se stessa», attacca l’ormai ex consigliere municipale. «Non riuscirà mai a raggiungere quel federalismo che va sbandierando da anni; se mai si arriverà a qualcosa, sarà un federalismo annacquato e svuotato di significato».
Il giudizio sulla classe dirigente del partito è spietato: «I leader lavorano quotidianamente sbriciolando la base per puri fini personali. Bruciano l’entusiasmo dell’elettorato, inserendo i militanti e i rappresentanti del territorio nelle liste elettorali col solo scopo di usarli come portatori d’acqua per i propri giochi di potere romani. Ad oggi, la Lega non è stata capace di realizzare nulla di tutto ciò che ha promesso in questi anni, se non raccogliere ingenti fondi elettorali che non si capisce bene dove stiano finendo».
Il futuro si chiama Genova Nuova e Liguria Nuova
Il ritiro dalle cariche amministrative non coincide affatto con un disimpegno politico. Bonanno proseguirà infatti a dare impulso e vigore alle sue creature civiche, Genova Nuova e Liguria Nuova, convinto che la vera alternativa al declino partitico risieda nel civismo puro.
«Serve un impegno politico mirato, che rimetta al centro i temi reali della vita dei cittadini», spiega Bonanno guardando al futuro. «Parlo di argomenti totalmente estranei alla Lega attuale: la sicurezza sociale, la tutela concreta della famiglia, il futuro dei giovani e il supporto essenziale agli anziani nelle nostre periferie».
La strategia per i prossimi anni si baserà su una concezione piramidale della politica: le liste civiche non dovranno più essere i serbatoi di voti dei partiti romani, ma dovranno restare alla base e imporsi come le protagoniste assolute del dibattito.
Sarà questo civismo territoriale e intransigente a obbligare il legislatore nazionale a rendere conto alla cittadinanza se vorrà vincere le prossime sfide elettorali. La trincea amministrativa del Centro Est si chiude qui, ma la battaglia per la legalità e il riscatto di Genova continua nelle piazze, tra le famiglie e nei quartieri.
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