La presentazione della stagione assume i connotati di una festa\evento, tra la mattina dedicata ai giornalisti, e il pomeriggio rivolto al pubblico.
Sul palcoscenico della sala Ivo Chiesa – oltre al presidente Alessandro Giglio, al direttore Davide Livermore, alla direttrice Junior Princess Isatu Hassan Bangura e al dramaturg Andrea Porcheddu – anche l’attore Davide Niccolini e l’attrice Dalila Toscanelli (entrambi ex allievi della Scuola di recitazione) a scandire i vari momenti della presentazione, con letture sul tema del claim di stagione, accompagnati dal tappeto sonoro a cura della DJ Diana.
Una stagione in cui scocca anche un anniversario importante: i 75 anni del Teatro di Genova. Fondato nel 1951, quattro anni dopo il Piccolo Teatro di Milano, ha contribuito in modo imprescindibile al concetto storico di “teatro pubblico”. Nella stagione 2017 -18, l’unione tra il Teatro Stabile di Genova e il Teatro dell’Archivolto (nato nel 1986, quest’anno compirebbe 40 anni) ha dato vita all’attuale organismo teatrale, riconosciuto come Teatro Nazionale dal Ministero della Cultura (MiC) e guidato dal 2020 da Davide Livermore, confermato “direttore unico” dall’inizio di quest’anno.
Dichiarazione del direttore Davide Livermore sulla stagione 2026 – 27:
«L’Ora di noi è un claim che invita e richiama a una forma di rispetto. Settantacinque anni non sono un’età: sono una responsabilità ben portata. Il Teatro Nazionale di Genova festeggia la sua storia senza metterla in vetrina, ma rimettendola in scena. Dopo “Il Teatro è tuo”, il passo naturale è “L’ora di noi”: meno slogan, più comunità. Perché il futuro, a teatro, comincia sempre quando le luci si abbassano e qualcuno respira accanto a noi».
Dichiarazione di Princess Isatu Hassan Bangura : «Questo è il nostro momento, l’ora di noi: il nostro momento per ricordare che un teatro è più di un edificio, una stagione o un palcoscenico. È una comunità. È la convinzione che le persone possano ancora riunirsi e stare insieme per ascoltare, immaginare e vedere il mondo in modo diverso.
Il futuro di questo teatro non sarà plasmato da una sola persona, ma sarà plasmato da tutti noi: da una visione comune, da sintonie reciproche sul nostro lavoro, dal nostro coraggio, dalle nostre idee. È una “missione” che ci sopravanza e che va oltre il guardare solo a noi stessi. Io sto scoprendo cosa fa di Genova una “casa” e insieme plasmarla a teatro, in un festival, negli incontri, con le performance. Si possono immaginare dei modi per costruire e abitare insieme lo spazio del teatro attraverso suggestioni creative che arrivino non solo dalla città, ma anche da un altrove».
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