RAPALLO (GE). “Il titolo dell’iniziativa in programma a Rapallo sabato 7 novembre, ‘Le vite delle donne contano. Lola, Pamela e Desirée: quando l’immigrazione uccide’, propone una lettura parziale ed estremamente fuorviante di un fenomeno drammatico e strutturale come la violenza maschile contro le donne. I dati Istat pubblicati proprio ieri sono chiari: nel 2024 nove femminicidi su dieci sono stati commessi da persone conosciute dalla vittima, come partner attuali o precedenti, familiari, amici o colleghi. Dobbiamo affrontare questo fenomeno nella sua complessità, senza utilizzare singole storie tragiche per distogliere l’attenzione dalle sue radici profonde. La violenza maschile affonda nella cultura del possesso, nella negazione della libertà e dell’autodeterminazione delle donne, negli stereotipi e nei rapporti di potere diseguali. Riconoscere questa realtà è indispensabile per costruire risposte efficaci, senza negare la gravità dei singoli delitti e le responsabilità individuali di chi li commette”, dichiara Valentina Ghio, vicepresidente del Gruppo PD alla Camera e componente commissione Femminicidio.
“Se vogliamo davvero che le vite delle donne contino, dobbiamo investire molto di più nella prevenzione e nell’educazione. Serve introdurre l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole di ogni ordine e grado, promuovere il riconoscimento del consenso e il rispetto reciproco. Su questi temi negli ultimi anni non sono stati fatti passi avanti sufficienti e l’Italia resta in ritardo rispetto a molti Paesi europei, come evidenzia anche la recente relazione di diritto comparato approvata all’unanimità dalla Commissione parlamentare sul femminicidio. Occorre inoltre rafforzare il sostegno concreto ai centri antiviolenza e garantire maggiore protezione alle donne che stanno uscendo da situazioni di violenza. Le vite delle donne contano sempre: non possono diventare uno strumento per alimentare paura e contrapposizioni, ma devono essere al centro di un impegno concreto per prevenire ogni forma di violenza e garantire a tutte il diritto di vivere libere, sicure e autodeterminate”, conclude Ghio.
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