I dubbi del genovese medio..
Vi chiederete a questo punto il perché di un titolo così stravagante. Mi è stata richiesta l’ennesima cosa: tenere una rubrica. E la mia domanda principale è stata esattamente questa.
Ed è proprio ciò che farò: cercherò di raccontarvi e proporvi «come fare» nelle situazioni di tutti i giorni, mostrandovi come mi comporterei io in determinati momenti. Cercherò di raccontarmi attraverso i miei consigli, con la speranza che possano esservi davvero utili.
D’altronde, «come fare?» è l’interrogativo che ormai ci attanaglia da quando apriamo gli occhi al mattino fino a quando li chiudiamo la sera. E sì, perché per quanti passi avanti e progressi avveniristici possiamo fare, ci ritroviamo sempre intrappolati in queste due parole.
Prendiamo, ad esempio, il dilemma della colazione: oggi ci sono mille variabili, ma anche mille contraddizioni. Guardiamo chi al bar ordina un semplice caffè come fosse un extraterrestre, pensando: «Ma a casa avrà fatto una colazione salata con uovo e avocado, oppure si sarà preparato il porridge?». Così, già di prima mattina, ci squadriamo tutti a vicenda chiedendoci cosa e come mangiare per restare in forma fino a tarda età.
Subito dopo arriva il: «Come mi devo comportare per avere il giusto approccio con i clienti?». E per chi fa un lavoro d’ufficio, scatta l’arte di entrare in punta di piedi accennando un sorriso, nel disperato tentativo di trascorrere una giornata tranquilla.
Poi c’è il come portare i figli a scuola, o come chiedere con garbo alla maestra un occhio di riguardo — magari perché il piccolo ha preso freddo giocando a pallone — senza finire dritti nelle solite polemiche ed essere etichettati come leccapiedi.
Insomma, fai come fai, queste due parole ci rimbombano in testa tutto il giorno: dalla risposta a un banale messaggio fino alla PEC per il commercialista. Dalla mattina alla sera.
«Oggi ho mangiato sano, quindi in palestra ci vado domani», oppure «Se sorrido mi lascerà passare avanti?». Diciamocelo: al giorno d’oggi «come fare» è la domanda con il maggior numero di risposte a crocette, molte delle quali palesemente errate, ma che vorremmo usare a tutti i costi. Eppure, quel «come fare» spesso si traduce in un «non fare» (ahahah!), in un mondo carico di tensioni, lamentele — pardon, mugugno — e soprattutto di vaffa dietro l’angolo.
In ogni caso si ha sempre l’impressione di sbagliare. Nonostante tutto, noi genovesi ce lo chiederemo anche domattina: come fare a vivere senza troppe menate, come si dice da noi?
Ma il genovese è un sognatore tosto: abbiamo lottato nei secoli, abbiamo le tracce antiche e i trofei etruschi nella nostra storia, i palazzi dei Dogi in Via Garibaldi, e persino Paganini rinchiuso nella fortezza accanto a Palazzo Ducale. Superbi di nome e di fatto: anche stasera possiamo andare a dormire e sognare la nostra vita stretta tra monti e mare.
Il «come» si trasformerà nel «fare», proprio come hanno sempre fatto i genovesi attraverso la storia, tra bombardamenti, devastazioni e le antiche lotte tra guelfi e ghibellini: ci siamo sempre rimboccati le maniche.
Alla luce di tutto ciò, siamo genovesi: siamo gente tosta che sa ricostruire, con secoli di vittorie nel sangue. Da stanotte siamo solo un po’ più consapevoli che domani mattina, al bar, possiamo semplicemente e serenamente ordinarci un cappuccino… e poi, insieme, capiremo come fare.
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