Scontro con Silvia Salis sull'equiparazione degli stipendi, l'ingresso nell'AOM e il futuro dell'autonomia dello storico ospedale genovese.
La vicenda dell’ospedale Galliera è ormai diventata uno dei principali terreni di scontro istituzionale e politico in Liguria. Quello che avrebbe dovuto essere un confronto sulla riorganizzazione della sanità regionale, sulla valorizzazione del personale e sull’equiparazione degli stipendi si è trasformato in un confronto sempre più aspro tra il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, e il sindaco di Genova, Silvia Salis.
Al centro della controversia non c’è soltanto una questione retributiva. Si discute infatti dell’assetto futuro dell’ospedale di Carignano, del rapporto con l’Azienda Ospedaliera Metropolitana (AOM), delle garanzie per i dipendenti e, soprattutto, della possibilità di mantenere intatta l’identità organizzativa e gestionale di una struttura che rappresenta da decenni un punto di riferimento per la sanità genovese.
Bucci, almeno per il momento, non sembra intenzionato a modificare la propria posizione. Anzi, nelle ultime dichiarazioni ha rilanciato la proposta regionale, contestando apertamente il cambiamento di orientamento che sarebbe intervenuto da parte dei vertici del Galliera dopo un’intesa che, secondo il presidente, era stata raggiunta già a settembre.
L’ACCORDO DI SETTEMBRE E IL CAMBIO DI POSIZIONE
Uno degli elementi più significativi emersi nelle ultime ore riguarda proprio la ricostruzione dei contatti tra Regione e ospedale.
Bucci ha richiamato una dichiarazione dell’11 settembre 2026, attribuita a Giuseppe Zampini, nella quale veniva annunciato il raggiungimento di un’intesa: il personale del Galliera sarebbe confluito nell’AOM, pur mantenendo la propria collocazione organizzativa all’interno dell’ospedale di Carignano.
Secondo il presidente della Regione, dopo quella dichiarazione gli uffici regionali avrebbero predisposto una bozza di accordo, nella convinzione che il percorso fosse ormai sostanzialmente definito.
La successiva indisponibilità alla sottoscrizione avrebbe però riaperto una partita che sembrava avviata verso la conclusione.
«Questo cambiamento di rotta è da chiedere a loro, non certamente a noi», è in sostanza la posizione espressa da Bucci, che non nasconde il proprio disappunto.
Il presidente sostiene di avere già messo sul tavolo una soluzione concreta e si domanda che cosa sia accaduto tra settembre e novembre per determinare un ripensamento.
Non si tratta di un dettaglio secondario: se effettivamente esisteva un’intesa preliminare, occorre comprendere quali condizioni siano successivamente cambiate e quali aspetti giuridici, economici o organizzativi impediscano oggi di arrivare alla firma.
LA LEGGE REGIONALE E I 18,373 MILIONI PER IL PERSONALE SANITARIO
Per comprendere la controversia bisogna tornare alla riforma del Servizio sanitario regionale e, in particolare, al disegno di legge n. 129, denominato «Disposizioni per l’incremento dei fondi contrattuali delle aziende ed enti del servizio sanitario regionale».
Il provvedimento è stato approvato dal Consiglio regionale il 3 novembre 2026 con 17 voti favorevoli e 13 contrari.
L’obiettivo dichiarato dalla maggioranza è armonizzare verso l’alto il trattamento economico accessorio dei lavoratori della sanità ligure, riducendo le differenze esistenti tra le diverse aziende e strutture del sistema sanitario.
La relazione tecnico-finanziaria indica una possibilità di incremento fino a 18 milioni e 373 mila euro annui, corrispondenti al limite del 2% del monte salari regionale del 2018.
È importante precisare che questa cifra rappresenta un tetto massimo di risorse autorizzabili e non, automaticamente, uno stanziamento interamente garantito e immediatamente disponibile.
La Regione sostiene che gli aumenti potranno essere riconosciuti nel rispetto degli equilibri economico-finanziari e delle disposizioni nazionali.
L’assessore regionale alla Sanità, Massimo Nicolò, ha difeso il provvedimento sottolineando il valore del riconoscimento economico per le professionalità sanitarie e sociosanitarie.
Anche il presidente della Commissione Sanità, Marco Frascatore, ha presentato la misura come uno strumento per uniformare i trattamenti economici accessori, soprattutto alla luce della nuova organizzazione del sistema regionale.
Ma è proprio nell’applicazione concreta della legge che emerge il problema Galliera.
PERCHÉ IL GALLIERA È AL CENTRO DELLA CONTROVERSIA
L’emendamento approvato durante l’iter legislativo ha precisato che il personale del Galliera potrà beneficiare delle misure di armonizzazione economica al momento del suo ingresso nell’AOM.
In altre parole, l’equiparazione retributiva per i dipendenti dell’ospedale di Carignano viene collegata al trasferimento del personale nell’Azienda Ospedaliera Metropolitana.
È questo il passaggio che ha provocato le maggiori contestazioni.
La Regione ritiene che l’attuale configurazione dell’Ente non consenta di applicare direttamente gli stessi meccanismi di incremento dei fondi contrattuali previsti per le aziende del Servizio sanitario regionale.
Secondo Bucci, il problema nasce dal fatto che il Galliera, nella sua attuale configurazione, non avrebbe potuto incrementare autonomamente i fondi destinati al personale negli ultimi anni. L’ingresso nell’AOM rappresenterebbe quindi la soluzione per superare questa disparità.
Il presidente sostiene inoltre che l’integrazione consentirebbe ai dipendenti maggiori possibilità di mobilità professionale all’interno della rete ospedaliera, oltre a favorire investimenti, aggiornamenti tecnologici e una maggiore integrazione dei servizi.
Ma esiste anche un’altra lettura della vicenda.
Le opposizioni sostengono che subordinare gli aumenti al trasferimento del personale significhi utilizzare una misura economica per accelerare un processo di riorganizzazione che dovrebbe essere affrontato separatamente, con precise garanzie per i lavoratori e per l’ospedale.
AUTONOMIA DEL GALLIERA: COSA PREVEDE REALMENTE LA NORMATIVA
È probabilmente questo il punto più delicato dell’intera questione.
Il Galliera non è un semplice presidio ospedaliero inserito in una struttura amministrativa regionale. È un Ente ospedaliero pubblico dotato di personalità giuridica propria.
La normativa regionale, in particolare la legge regionale 7 novembre 2006, n. 41, come successivamente modificata, riconosce all’Ente ospedaliero Ospedali Galliera personalità giuridica pubblica e autonomia organizzativa, gestionale, patrimoniale e contabile.
Un principio che deve essere letto insieme alle disposizioni della legge regionale 12 dicembre 2025, n. 18, sul riordino del Servizio sanitario regionale, e alle successive modifiche normative.
La stessa legislazione disciplina i rapporti tra il Galliera e l’AOM, prevedendo una gestione coordinata delle attività sanitarie attraverso un’apposita convenzione.
Il trasferimento del personale interessato alle funzioni affidate all’AOM costituisce uno degli aspetti fondamentali di questo percorso.
Pertanto, la questione non può essere liquidata semplicemente affermando che il Galliera manterrà la propria autonomia.
Occorre capire concretamente quali funzioni resteranno in capo all’Ente, quali saranno gestite dall’AOM, chi assumerà le responsabilità organizzative e quali garanzie saranno inserite negli accordi.
È proprio su questo terreno che si misura la distanza tra le rassicurazioni della Regione e le preoccupazioni manifestate dai vertici dell’ospedale.
LA POSIZIONE DELLA CURIA E DEL CDA
A rendere ancora più complesso il confronto è intervenuto direttamente l’arcivescovo di Genova, monsignor Marco Tasca, nella sua veste di presidente del Consiglio di amministrazione del Galliera.
La posizione espressa dall’arcivescovo non mette in discussione la necessità di integrare maggiormente l’ospedale nella rete sanitaria metropolitana.
La richiesta è che questo processo avvenga senza compromettere l’autonomia dell’Ente e garantendo ai dipendenti condizioni economiche equiparabili a quelle dei colleghi delle altre aziende sanitarie regionali.
Tasca ha inoltre contestato l’impostazione dell’emendamento che subordina l’accesso alle misure economiche all’ingresso del personale nell’AOM.
Una posizione che ha provocato la reazione di Bucci, il quale ha contestato le interpretazioni della normativa espresse dall’arcivescovo, sostenendo che la strada individuata dalla Regione sarebbe quella concretamente percorribile.
Il presidente ha anche ricordato che il Galliera è l’ospedale al quale ha affidato personalmente la propria salute, dichiarando di volerlo vedere diventare una delle migliori strutture ospedaliere possibili.
Non si tratta, dunque, soltanto di un confronto tra due diverse interpretazioni amministrative. È in gioco il futuro di un’istituzione sanitaria che, per storia e funzione, occupa un posto particolare nella città.
I CONTI, LE RISORSE E LE CRITICHE DELLE OPPOSIZIONI
Sul provvedimento regionale si sono concentrate anche le contestazioni dei gruppi di opposizione.
Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Lista Orlando Presidente hanno votato contro il disegno di legge.
La loro contrarietà, secondo quanto dichiarato pubblicamente, non riguarda la necessità di migliorare le retribuzioni del personale sanitario, ma le modalità attraverso le quali la Regione intende realizzare l’intervento.
Il capogruppo del PD Armando Sanna ha contestato la differenza tra il limite massimo di risorse previsto e uno stanziamento effettivamente garantito, chiedendo maggiori certezze sulla copertura economica e sulla continuità degli aumenti.
Stefano Giordano, del Movimento 5 Stelle, ha evidenziato il rischio che le risorse disponibili non siano sufficienti rispetto al fabbisogno complessivo, chiedendo una ricognizione dei fondi contrattuali e un percorso strutturato di confronto con le organizzazioni sindacali.
Tra le proposte presentate dall’opposizione figuravano anche l’anticipazione degli effetti economici, una maggiore trasparenza sui criteri di ripartizione e una verifica periodica delle somme effettivamente riconosciute ai lavoratori.
Alcuni di questi emendamenti sono stati respinti, mentre è stato approvato quello che prevede un confronto regionale con le organizzazioni sindacali sulle misure di armonizzazione.
La maggioranza, dal canto suo, difende la legge sostenendo che rappresenti un passaggio importante per riconoscere economicamente il lavoro di medici, infermieri, tecnici e operatori sanitari.
Il problema, tuttavia, rimane: i lavoratori vogliono sapere non soltanto quanto potrebbe essere destinato agli aumenti, ma quando le risorse arriveranno concretamente nelle loro buste paga e con quali garanzie di continuità.
IL PERSONALE, LE PROFESSIONALITÀ CHE SE NE VANNO E LO SCIOPERO DEL 4 DICEMBRE
La vicenda non riguarda soltanto gli assetti societari e amministrativi.
A essere direttamente coinvolti sono centinaia di professionisti che lavorano in una struttura chiamata quotidianamente a garantire prestazioni sanitarie a migliaia di cittadini.
Bucci ha parlato di conseguenze negative prodotte da una situazione che si trascina ormai da circa un anno, facendo riferimento anche a professionisti che avrebbero scelto di lasciare il Galliera, compresa la direttrice sanitaria Morelli.
Un elemento che merita particolare attenzione, perché la perdita di personale qualificato rischia di incidere sulla continuità organizzativa e sulla capacità dell’ospedale di mantenere elevati standard assistenziali.
Sul fronte sindacale la tensione è altrettanto evidente.
La FP CGIL, attraverso il segretario genovese Luca Infantino, ha contestato duramente il metodo adottato nella gestione della vicenda, sostenendo che un ospedale pubblico non possa essere trattato come una normale attività produttiva e che non sia accettabile subordinare il futuro dei lavoratori a un’impostazione del tipo prendere o lasciare.
È inoltre già stata annunciata per il 4 dicembre una mobilitazione sindacale nell’ambito della protesta sulla sanità ligure, con la richiesta di maggiore attenzione alle condizioni del personale e al diritto alla salute dei cittadini.
Una protesta che rischia di trasformare il confronto istituzionale in una questione ancora più ampia, coinvolgendo direttamente l’utenza e l’intero sistema sanitario regionale.
BUCCI E SALIS, IL CONFRONTO SI SPOSTA SUL TERRENO POLITICO
Come se la questione ospedaliera non fosse già sufficientemente complessa, il confronto si è ulteriormente acceso con il botta e risposta tra il presidente della Regione e il sindaco di Genova.
Bucci, nelle dichiarazioni rilasciate il 5 novembre, ha respinto le accuse di maschilismo rivoltegli da Salis, sostenendo di non attaccare personalmente nessuno e di limitarsi a rispondere alle critiche ricevute.
Ha definito poco istituzionale il susseguirsi di polemiche e dichiarato di augurarsi che si possa finalmente tornare a lavorare insieme nell’interesse della città.
La replica del sindaco non si è fatta attendere.
Silvia Salis ha contestato quello che considera un atteggiamento paternalistico del presidente, dichiarando di essere stufa di sentirsi spiegare da Bucci come interpretare le questioni amministrative e politiche.
Ha inoltre sostenuto che il tono utilizzato dal governatore nei confronti degli interlocutori sarebbe particolarmente evidente quando si confronta con le donne.
La sindaca ha richiamato anche il caso Galliera, osservando che le critiche non arrivano soltanto dal Comune, ma anche dai rappresentanti della Curia, dai professionisti e dalle organizzazioni sindacali.
Un botta e risposta che conferma quanto il rapporto tra Palazzo Tursi e Regione Liguria sia diventato difficile.
Eppure, proprio su una questione delicata come la sanità pubblica, la collaborazione istituzionale dovrebbe prevalere sulle contrapposizioni personali.
LUNEDÌ IL CONFRONTO CON I LEGALI: SI CERCA UNA VIA D’USCITA
Un possibile passaggio decisivo è atteso per lunedì 9 novembre, quando, secondo quanto annunciato da Bucci, è previsto un incontro tra i legali delle parti.
Il presidente della Regione si è detto fiducioso sulla possibilità di arrivare a una soluzione positiva, ribadendo la disponibilità a individuare una formula che consenta di raggiungere gli obiettivi economici e organizzativi previsti.
Resta da capire se sarà possibile superare le divergenze giuridiche e amministrative che hanno impedito, almeno finora, la sottoscrizione dell’accordo.
Le questioni da chiarire sono numerose: il trasferimento del personale, la disciplina dei rapporti tra Galliera e AOM, la salvaguardia dell’autonomia dell’Ente, la gestione delle risorse economiche e il trattamento dei dipendenti.
Non meno importante è la questione degli impegni economici pregressi della Regione nei confronti dell’ospedale, rispetto ai quali sono state sollevate contestazioni sulla mancata definizione del ristoro dei disavanzi relativi agli esercizi 2024 e 2025.
Anche questo aspetto dovrà trovare una risposta chiara prima che si possa parlare di un’intesa realmente completa.
LA VERA PRIORITÀ NON PUÒ ESSERE LA CONTRAPPOSIZIONE POLITICA
Al di là delle dichiarazioni, delle repliche e delle polemiche tra Bucci e Salis, esiste una questione che dovrebbe mettere tutti d’accordo: il futuro del Galliera deve essere affrontato mettendo al primo posto i pazienti e i lavoratori.
È legittimo che la Regione voglia superare le disparità retributive all’interno del sistema sanitario. È altrettanto legittimo che i vertici del Galliera chiedano garanzie precise sulla conservazione dell’autonomia dell’Ente e sulla tutela delle sue peculiarità organizzative.
Non è invece accettabile che l’incertezza si prolunghi al punto da alimentare la fuga di professionalità, compromettere la serenità del personale e generare ulteriori preoccupazioni tra i cittadini.
La domanda fondamentale, dunque, rimane una: è davvero impossibile trovare una soluzione che garantisca contemporaneamente l’equiparazione degli stipendi, l’integrazione funzionale nella rete ospedaliera metropolitana e la piena salvaguardia dell’identità e dell’autonomia del Galliera?
La risposta dovrà arrivare dagli atti, dagli accordi sottoscritti e dalle garanzie concrete, non dalle dichiarazioni di principio.
Perché il Galliera non è soltanto un capitolo della riforma sanitaria regionale, né un terreno sul quale misurare i rapporti di forza tra Regione e Comune.
È un patrimonio sanitario della città e dei genovesi.
E il suo futuro merita certamente qualcosa di più di una guerra di dichiarazioni.
Pino Regale
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