L’intervento di Antonio Di Pietro nel salotto di “In Onda”, che lo ha visto ospite di Luca Telese e Marianna Aprile, ha sollevato un tema cruciale e spesso eluso nel dibattito pubblico: la necessità dell’autocritica all’interno della magistratura. L’ex magistrato, simbolo di una stagione di lotta alla corruzione, ha toccato un nervo scoperto, affermando senza mezzi termini che i membri dell’ordine giudiziario dovrebbero avere il coraggio, l’umiltà e la responsabilità di ammettere che non tutti hanno sempre agito in modo ineccepibile.
Dalla ricerca del reato alla ricerca di un reato
Il passaggio più significativo della riflessione di Di Pietro riguarda la potenziale deriva del ruolo del magistrato. Egli osserva un pericoloso spostamento: dal compito istituzionale di “cercare chi ha commesso un reato” si sarebbe passati, troppo spesso, a quello di “vedere se qualcuno ha commesso un reato”.
Questa inversione di prospettiva, se confermata dai fatti, ha conseguenze drammatiche. Come sottolinea l’ex PM di Mani Pulite, molte persone, pur venendo alla fine prosciolte o assolte, subiscono intanto una distruzione comunicativa a causa del clamore mediatico delle indagini. Di Pietro parla con l’autorità di chi ha “messo tante giacchette” – magistrato, politico, cittadino indagato – conoscendo il sistema da ogni angolazione.
L’errore è umano, anche in toga
La sua è una lezione che va oltre la magistratura e si applica a qualsiasi professione che abbia un impatto così profondo sulla vita delle persone. Sbagliare è nelle umane cose. In ogni ambito lavorativo, soprattutto in quelli dove le decisioni hanno un peso etico e sociale elevato, la possibilità dell’errore è intrinseca. Parlare apertamente di questa possibilità, senza che diventi un’accusa indiscriminata o un attacco all’indipendenza, è un dovere di trasparenza e responsabilità.
Riconoscere l’errore non è un segno di debolezza, ma di maturità e forza istituzionale. L’autocritica costruttiva, in un contesto come quello giudiziario, non mira a minare la credibilità dell’intera categoria, ma a migliorare i meccanismi interni di verifica e controllo. Evidenziare e correggere le distorsioni – come il passaggio dal principio della ricerca del reato a quello della ricerca di un reato – è fondamentale per riaffermare la fiducia dei cittadini nella Giustizia. In questo senso, la provocazione di Di Pietro è un invito a una più ampia riflessione etica e professionale che non dovrebbe trovare spazio in un “tabù”, ma in una discussione onesta e necessaria.
Per vedere un momento di riflessione sulla magistratura e la giustizia, puoi guardare Di Pietro a La7: “I magistrati oggi scoprono fatture, noi scoprivamo”. Questo video mostra un altro intervento di Di Pietro in cui commenta le inchieste attuali rispetto a quelle di Mani Pulite, un tema correlato al suo ruolo di ex magistrato.
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