Aria di fresta, famiglie al completo, torneo di pallavolo dove si puntano soldi, bambini che giocano chi a pallacanestro, chi a calcio, chi a pallavolo. E poi il cibo etnico. Tanto. In arrivo da Ecuador per lo più, ma anche dal Perù e ora dalla Colombia, venduto per strada, senza scontrini, senza controlli igienici. E sono molto ben organizzati: da un lato il bolon, le tortillas, il maduro, l’encabollado, tutti prodotti deliziosi equadoriani. Nella panchine lato cimitero, la papa alla guancaina, la causa reyena, il piccantissimo rocoto, il ceviche, tutti cibi del Perù. Poi un banchetto della Colombia. C’è l’ecuadoriano che vende le bibite appena prese a buon prezzo dal super mercato, quindi un altro ecuadoriano che nell’altro parcheggio si cimenta nel gelato e granite del suo paese. Tutto in barba ai controlli, tutto alla faccia dell’igiene che in Europa è obbligatorio dimostrare, per la salute pubblica e collettiva.
Se un tempo la Piastra di Staglieno era in mano alla famiglie italiane (che da queste parti scarseggiano), dai primi anni Duemila è tutto cambiato ed ogni venerdì sera l’aria che si respira qui è bellissima. Aria di festa, di collettività, di allegria. Poi ci scappa la rissa dopo la mezzanotte, qualche Corona di troppo ed una occhiata malandrina alla sexy ragazza sudamericana ci scappa e sono botte. La polizia interviene, ma dei banchetti illegali nemmeno l’ombra. Occorrono controlli sul territorio, si tratta pur sempre di una oasi di illegalità.
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