La terza fase del tunnel di Borgo Incrociati, che collega Brignole con piazza Raggi dove sorge il nuovo palazzone dell’Enel (davvero uno splendore rispetto a quello di via Santi Giacomo e Filippo, con dentro anche un bel bar di Mentelocale al primo piano), non piace ai genovesi. Poca fantasia, murate di bianco che intravedono un lavoro ancora da fare alle spalle, tunnel ristretto e davvero triste.
PRIMA FASE. Tanti genovesi si ricordano quando il tunnel di Borgo Incrociati brulicava di negozi. Dal ponte di Sant’Agata verso Brignole, sul lato sinistro, ecco una importante libreria universitaria del Magistero, poi un ferramenta, un tabacchino, una profumeria molto ben rifornita, un calzolaio. Erano il punto di riferimento di molti genovesi di passaggio, era un’altra epoca, anche se sono passati non così tanti anni.
SECONDA FASE. Via tutti i negozi, tunnel nel degrado più totale. Muri completamente inzozzati di vernice con scritte sportive, politiche o semplici murales che hanno deturpato il passaggio, un forte miasmo che dava fastidio ai passanti. Senza contare gli sbandati, gli ubriachi, gli accattoni, i molesti, i tossici, che verso piazza Raggi hanno più volte infastidito le persone.
TERZA FASE. Finiti gli interminabili lavori, ecco il nuovo tunnel di Borgo Incrociati, ma ai genovesi non piace. Il passaggio è limitato, con la strada accorciata, l’architettura lascia a desiderare, con questo muretto a destra e a sinistra che dà il sapore di non essere completato. Zero pathos, altrettanto calore. A molti dà l’idea di essere un grande corridoio di un ospedale. Insomma, si poteva fare qualcosina di più.
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