GENOVA – Stessa storia, stesso posto, medesimo copione di un film già visto troppe volte all’ombra della Lanterna. Ieri mattina, puntuali come un orologio svizzero alle 11, sono scattati i lavori in viale Aspromonte. Transenne, polvere, rumore e quel consueto viavai d’impatto che fa subito pensare a una maestosa riqualificazione. Peccato che, insieme ai cantieri, sia puntualmente arrivato l’ennesimo pacchetto di disservizi a scatola chiusa, trasformando una strada residenziale in un incubo quotidiano per residenti e commercianti.
Il risultato? Una via letteralmente presa in ostaggio. Le attività locali sono isolate, la gente arranca tra la polvere e, ciliegina sulla torta della superficialità, nessuno si è preso la briga di predisporre un passaggio pedonale decente per attraversare da un marciapiede all’altro. Anziani, famiglie con passeggini e lavoratori sono costretti a fare gimkane tra detriti, buche e pericoli latenti, abbandonati all’improvvisazione più totale.
Ma il vero capolavoro va in scena la mattina dopo. Si passa sul posto con la speranza di vedere ritmi di lavoro serrati per ridurre al minimo i tempi del cantiere e invece il vuoto. Silenzio assordante. Di operai non c’è nemmeno l’ombra, mentre a farla da padroni di casa restano solo cumuli di detriti, macerie sparse e una coltre di polvere che sta già soffocando vetrine, finestre e polmoni dei cittadini.
Tra ASTER e privati, la musica non cambia mai: il rimpallo di responsabilità passa sempre e solo sulla pelle di chi quella strada la vive, la abita e vi paga le tasse. Ci si riempie la bocca di programmazione e modernizzazione, ma la realtà dei fatti parla di cantieri aperti con superficialità e poi lasciati desolatamente incustoditi.
Mentre ci si chiede con quale coraggio si continui a trattare la vivibilità cittadina come un fastidio secondario, non resta che sperare nell’ennesimo miracolo: che qualcuno si ricordi di viale Aspromonte, che gli operai si presentino e che si restituisca un minimo di dignità e sicurezza a un quartiere esasperato.
Firma: Guglielmo Bonanno
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