L’ex comandante dei RIS di Parma, dal 1995 al 2009, che tra i vari casi si era occupato anche del delitto di Garlasco, è stato consulente di parte di Andrea Sempio, persona nuovamente indagata nel nuovo filone di indagini sull’omicidio di Chiara Poggi.
Garofano aveva già accettato un incarico come consulente di Sempio nel 2017, per poi confermarlo nell’ambito della nuova indagine e rinunciarvi il 30 settembre 2025.
La cosa mi desta alquanto stupore per l’assoluta inopportunità che un soggetto, all’epoca dei fatti incaricato di svolgere indagini su delega della Procura e con funzione apicale quale comandante del famoso nucleo specializzato noto, appunto, come RIS, possa, qualche anno dopo, cambiare disinvoltamente cappello e assumere la veste di consulente di parte, incaricato di indagini difensive.
Così facendo, il nostro valente militare in congedo recita ben tre parti in commedia: inquirente prima, opinionista dopo e difensore ancora dopo.
Il tutto in patente spregio delle più elementari regole di autonomia, indipendenza e obbligo di riservatezza rispetto a notizie di cui è venuto, o avrebbe potuto venire, a conoscenza nell’espletamento del primo degli incarichi svolti.
Anche l’ultimo dei militari coinvolti nelle indagini della prima ora si sarebbe astenuto dal ritornare sulla medesima scena del crimine, passando da indagatore a difensore.
Il palese conflitto di interessi del nostro comandante avrebbe dovuto non solo consigliargli, ma rendergli evidente, la totale inaccettabilità di una siffatta situazione.
A qualunque professionista, del resto, sarebbe stato impedito, per ragioni deontologiche e di correttezza in senso generale, di accettare emolumenti sfruttando la posizione ricoperta all’epoca dei fatti.
Ma così è, anche se non vi pare.
Firma: Artemisia Gentileschi
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