Il lieve calo del prezzo dei carburanti alle pompe di benzina non basta a dare ossigeno al terzo settore. Le pubbliche assistenze della Liguria lanciano un forte grido d’allarme: la tenuta finanziaria dei servizi di emergenza e soccorso sanitario è ormai al limite, soffocata da costi di gestione sempre più alti e da rimborsi pubblici del tutto inadeguati rispetto alla realtà quotidiana.
A dare voce a questa profonda sofferenza è Roberto Trincheri, presidente della Croce Bianca di Imperia, con un duro sfogo condiviso sui social. Il punto critico riguarda l’insostenibile distanza tra le spese effettivamente sostenute e il contributo riconosciuto dalle istituzioni. Tenere i mezzi pronti a partire H24 per rispondere alle chiamate del 118 sta diventando un costo insostenibile per le associazioni di volontariato. I ringraziamenti formali e la stima dimostrata dalle autorità nei momenti di crisi non sono più sufficienti: con i complimenti di circostanza non si paga il distributore di benzina. Se le ambulanze restano senza carburante, l’intera rete di salvataggio del territorio rischia di paralizzarsi, lasciando i cittadini privi di un presidio fondamentale.
Sulla stessa linea si attesta Anpas Liguria. Il presidente regionale Nerio Nucci evidenzia come l’Accordo Quadro vigente — che dal 1° gennaio 2026 riconosce alle strutture 55 euro per ogni servizio oltre a 1,15 euro al chilometro — sia stato ampiamente superato dall’inflazione e dal rincaro del gasolio. Le associazioni non chiedono medaglie, ma interventi economici urgenti e strutturali per garantire la continuità dei servizi. Senza un adeguamento rapido delle tariffe, il rischio di dover ridurre le uscite o fermare i mezzi prima che sia troppo tardi è una prospettiva fin troppo concreta per la sanità regionale.
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