Settembre è passato, ottobre pure. Il dibattito pubblico promesso dal sindaco Silvia Salis non è partito e sul futuro dello studio del Politecnico di Milano non arrivano risposte concrete. Intanto i contribuenti genovesi hanno pagato 85.000 euro più IVA.
C’è una domanda che, a questo punto, i cittadini della Val Bisagno hanno tutto il diritto di rivolgere al sindaco Silvia Salis: che fine ha fatto la cabinovia?
Non parliamo di una semplice idea lanciata durante una chiacchierata, né di una suggestione giornalistica. Parliamo di uno studio commissionato dal Comune di Genova al Politecnico di Milano, costato 85.000 euro più IVA, per un totale di 103.700 euro, interamente a carico delle casse pubbliche.
Uno studio presentato il 28 marzo 2026, che ha individuato nella funivia urbana una delle possibili soluzioni per affrontare il problema della mobilità in Val Bisagno.
All’epoca il sindaco Salis aveva difeso la necessità di approfondire le alternative e aveva assicurato che nessuna decisione sarebbe stata presa senza coinvolgere il territorio.
Poi, il 3 giugno, era arrivato un annuncio preciso: a settembre sarebbe partito il dibattito pubblico sulla mobilità della vallata, un percorso che avrebbe dovuto mettere a confronto tutte le ipotesi, compresa l’opzione zero.
Una promessa chiara, con tanto di mese indicato.
Peccato che settembre sia passato. E adesso anche ottobre è finito.
E del confronto pubblico annunciato? Nessuna partenza.
Dopo il mancato rispetto della prima scadenza, si è parlato di ulteriori dati da acquisire e della possibilità di avviare il percorso entro la fine dell’anno. Una prospettiva, non una data certa.
Ma allora viene spontaneo chiedersi: quanto bisogna ancora aspettare?
103.700 euro: non sono soldi virtuali
C’è un aspetto che non dovrebbe essere sottovalutato.
Centotremilasettecento euro non sono una cifra astratta. Sono soldi dei contribuenti genovesi, versati per ottenere uno studio che avrebbe dovuto fornire elementi concreti per decidere il futuro del trasporto pubblico in una vallata che da anni attende risposte.
Nessuno pretende che il Comune realizzi necessariamente la cabinovia. Nessuno chiede di trasformare uno studio preliminare in un progetto esecutivo dall’oggi al domani.
Ma una cosa è certa: se si spendono oltre centomila euro di risorse pubbliche per uno studio, è legittimo pretendere che l’Amministrazione ne illustri gli sviluppi, chiarisca quali approfondimenti siano ancora necessari e, soprattutto, mantenga gli impegni assunti con i cittadini.
Non basta presentare rendering, illustrare piloni, stazioni e cabine e poi lasciare tutto in sospeso.
E adesso che succede?
Il sindaco aveva dichiarato di voler avviare un vero percorso partecipativo, non l’ennesima presentazione di una soluzione già confezionata.
Bene. Ma dov’è questo percorso?
Dov’è il calendario degli incontri? Dove sono le nuove comunicazioni ufficiali? Quali ulteriori verifiche sono necessarie? E soprattutto, il Politecnico di Milano ha concluso il proprio incarico oppure sono stati richiesti altri approfondimenti?
Sono domande semplici, alle quali i cittadini meritano risposte altrettanto semplici.
Perché la mobilità della Val Bisagno non è una questione secondaria, né può essere trattata come un argomento da riprendere soltanto quando torna utile alla comunicazione politica.
Non vorremmo che finisse come la storia dei Pinguini…
E qui concediamoci una battuta, ma non troppo.
Dopo le polemiche sul concerto di Capodanno dei Pinguini Tattici Nucleari, finite anche davanti alla giustizia amministrativa e con il Comune sconfitto nel ricorso al Consiglio di Stato, viene quasi da chiedersi se anche la vicenda della cabinovia sia destinata a trasformarsi in un’altra storia fatta di annunci, aspettative e successive spiegazioni.
Naturalmente sono due vicende completamente diverse. Ma il rischio, per i cittadini, è quello di ritrovarsi ancora una volta a chiedersi come siano state gestite le risorse pubbliche e quali risultati concreti siano stati ottenuti.
Non vorremmo che, dopo aver pagato lo studio, la cabinovia finisse semplicemente nel dimenticatoio, come se quei 103.700 euro non fossero mai usciti dalle tasche dei genovesi.
La domanda al sindaco Salis
Sindaco Silvia Salis, settembre è passato, ottobre è passato e siamo arrivati a novembre.
Può spiegare ai cittadini della Val Bisagno che cosa sta succedendo?
Lo studio del Politecnico è ancora il punto di partenza di un percorso concreto oppure è diventato soltanto un documento da archiviare?
Quando partirà il dibattito pubblico promesso? E quando i cittadini potranno finalmente conoscere, discutere e confrontare le alternative?
Perché una cosa è spendere 103.700 euro per studiare una soluzione. Un’altra è spendere quei soldi e poi lasciare i cittadini ad aspettare senza sapere che cosa accadrà.
La Val Bisagno non ha bisogno di altre promesse. Ha bisogno di risposte, date certe e soprattutto di fatti.
E possibilmente, questa volta, senza dover aspettare un altro Capodanno.
Firma: Pino Regale
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