“Centotrentuno licenziamenti a Genova sono inaccettabili. Siamo al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori Ericsson e chiediamo al Governo di intervenire immediatamente per fermare una decisione che rischia di colpire non soltanto l’occupazione, ma uno dei presìdi tecnologici più importanti della nostra città”. Lo dichiarano il senatore del Partito Democratico Lorenzo Basso, vicepresidente della Commissione Ambiente, Trasporti e Innovazione tecnologica del Senato, il deputato Alberto Pandolfo, capogruppo PD nella Commissione Attività produttive della Camera, Valentina Ghio vicepresidente Gruppo PD alla Camera, annunciando la presentazione di due interrogazioni parlamentari al Senato e alla Camera dopo l’apertura della procedura di licenziamento collettivo per 131 dipendenti della sede genovese di Ericsson.
“La decisione di dismettere completamente l’unità ottica entro la fine dell’anno rende questa vertenza ancora più grave. Parliamo di ricerca e sviluppo, reti ottiche, telecomunicazioni e competenze altamente specializzate. Un patrimonio costruito a Genova in decenni di lavoro e ricerca che non possiamo accettare venga semplicemente cancellato o trasferito altrove. Ericsson ha una lunga storia industriale nella nostra città e il polo degli Erzelli è stato sostenuto anche attraverso importanti investimenti pubblici proprio con l’obiettivo di consolidare a Genova attività di ricerca e sviluppo. Da anni, invece, assistiamo a un progressivo ridimensionamento dell’occupazione e delle attività. Ora siamo di fronte a un passaggio che rischia di compromettere definitivamente competenze tecnologiche strategiche”, aggiungono.
“Chiediamo una convocazione urgente di Ericsson al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, insieme alle organizzazioni sindacali, alla Regione Liguria e al Comune di Genova, e la sospensione della procedura mentre si apre il confronto. Il Governo deve chiedere all’azienda un piano industriale chiaro per Genova e per l’Italia e deve sapere dove Ericsson intenda portare le attività oggi svolte dall’unità Ottica genovese. Difendere questi 131 posti di lavoro significa anche difendere il futuro industriale di Genova. Non possiamo parlare ogni giorno di sovranità tecnologica e poi assistere senza reagire alla perdita di ricerca, competenze e tecnologie strategiche dal nostro Paese”, concludono.
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