Tre settimane di febbre alta, forte stanchezza e dolore al fianco destro. Dopo diversi giorni senza risposta alla terapia antibiotica, la TAC dell’addome ha rivelato la presenza di un voluminoso ascesso epatico di circa 9 centimetri. È quanto accaduto a un uomo di 51 anni, senza particolari patologie pregresse, arrivato al Pronto Soccorso dell’Ospedale Galliera il 12 agosto scorso. Il paziente è nettamente migliorato dopo 14 giorni ricovero e senza necessità di intervento chirurgico maggiore. Il caso è stato preso in carico dal reparto di Malattie Infettive. Per il trattamento dell’ascesso, l’équipe di Radiologia Interventistica ha scelto una procedura mini-invasiva, effettuando un drenaggio attraverso il quale è stata svuotata la raccolta infetta.
La svolta diagnostica è arrivata dal Laboratorio di Microbiologia del Galliera. L’analisi del materiale prelevato dal drenaggio, attraverso tecniche molecolari avanzate, ha identificato Entamoeba histolytica, il parassita responsabile dell’amebiasi, infezione tipicamente associata alle aree tropicali. La diagnosi non era scontata anche alla luce della storia clinica: l’ultimo viaggio del paziente in un’area a rischio risaliva infatti a circa dieci anni prima. Il risultato è stato successivamente confermato dalla Microbiologia Universitaria, consentendo di impostare la terapia specifica. Il miglioramento clinico è stato rapido e progressivo.
La svolta diagnostica è arrivata dal Laboratorio di Microbiologia del Galliera. L’analisi del materiale prelevato dal drenaggio, attraverso tecniche molecolari avanzate, ha identificato Entamoeba histolytica, il parassita responsabile dell’amebiasi, infezione tipicamente associata alle aree tropicali. La diagnosi non era scontata anche alla luce della storia clinica: l’ultimo viaggio del paziente in un’area a rischio risaliva infatti a circa dieci anni prima. Il risultato è stato successivamente confermato dalla Microbiologia Universitaria, consentendo di impostare la terapia specifica. Il miglioramento clinico è stato rapido e progressivo.
“Questo caso evidenzia l’importanza della collaborazione multidisciplinare nella gestione di situazioni cliniche complesse – spiegano gli specialisti del Galliera –. La stretta integrazione tra Malattie Infettive, Radiologia Interventistica e Microbiologia ha consentito di arrivare rapidamente a una diagnosi non immediata e di scegliere un trattamento efficace e poco invasivo, evitando al paziente un intervento chirurgico maggiore”.
Il caso sottolinea il ruolo della diagnosi microbiologica di precisione e della collaborazione tra specialisti nel riconoscimento e nel trattamento di infezioni rare, soprattutto quando la storia epidemiologica del paziente risulta lontana nel tempo.
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