Genova chiama Milano: Salis e Cuocolo cercano investitori. Porte chiuse, grandi aspettative e una domanda: chi investirà davvero nella Superba?
Genova punta su Milano. E quando la Superba decide di presentarsi nel salotto buono dell’economia italiana, l’obiettivo è ambizioso: convincere imprenditori, professionisti ed esponenti del mondo culturale e universitario che la città ligure non è soltanto un magnifico porto affacciato sul Mediterraneo, ma anche un territorio nel quale vale la pena investire.
Secondo le indiscrezioni, il sindaco Silvia Salis e il presidente della Fondazione Carige, Lorenzo Cuocolo, dovrebbero incontrare la prossima settimana, mercoledì 28 ottobre, un gruppo selezionato di personalità milanesi negli spazi della Fondazione Prada.
Un appuntamento che, almeno nelle intenzioni, punta a costruire relazioni, aprire porte e mettere Genova in contatto con chi dispone di capitali, competenze e capacità imprenditoriali.
Fin qui, nulla da obiettare. Anzi: se arrivassero investimenti, nuove attività e posti di lavoro, i genovesi avrebbero ottime ragioni per essere soddisfatti.
I giornalisti restano fuori
L’incontro sarebbe infatti organizzato a porte chiuse, senza la presenza della stampa. Una scelta legittima, naturalmente: non tutti gli incontri devono trasformarsi in una conferenza stampa e una trattativa seria può richiedere riservatezza.
Ma qui nasce una curiosità giornalistica tutt’altro che maliziosa: se si tratta di un’iniziativa destinata a promuovere Genova e le sue opportunità, non sarebbe altrettanto utile raccontare ai cittadini almeno i risultati, una volta concluso il confronto?
Perché il problema non è che si incontrino imprenditori lontano dai riflettori. Il problema, semmai, sarebbe se ai riflettori spenti non seguissero fatti concreti.
Milano ha il capitale. Genova ha le opportunità. E gli investitori?
La strategia appare comprensibile. Milano è uno dei principali poli economici e finanziari del Paese; Genova può mettere sul tavolo porto, logistica, industria, turismo, università e competenze tecnologiche.
Un patrimonio che merita di essere valorizzato, senza dubbio. Ma non basta presentare una città con un bel biglietto da visita: occorre convincere chi investe che esistano condizioni favorevoli, progetti credibili, tempi certi e prospettive di rendimento.
Insomma, una stretta di mano può aprire una porta, ma difficilmente finanzia da sola un’impresa.
E sarebbe davvero una buona notizia se dal confronto milanese nascessero iniziative capaci di portare risorse e occupazione nella nostra città. Genova non ha bisogno soltanto di essere raccontata bene: ha bisogno di occasioni che si traducano in risultati verificabili.
Il successo non si misura con gli invitati, ma con ciò che resta dopo l’incontro.
Per ora, data e programma restano da confermare ufficialmente nei dettagli e non è possibile sapere quali impegni concreti, ammesso che l’appuntamento si svolga come previsto, potranno emergere.
La speranza è che il vertice non si esaurisca in un elegante esercizio di relazioni istituzionali, magari con molti biglietti da visita scambiati e altrettante buone intenzioni verbalizzate.
Perché Genova di buone intenzioni ne ha sentite parecchie nel corso degli anni. Quello che i cittadini aspettano, al di là degli schieramenti politici, sono investimenti, imprese che scelgono di insediarsi, lavoro e nuove prospettive per i giovani.
E se questa volta Milano decidesse davvero di scommettere sulla Superba, ben venga anche un incontro a porte chiuse.
A una condizione, però: che prima o poi quelle porte si aprano sui risultati.
Altrimenti, il rischio è che a Genova resti soltanto il racconto di un viaggio a Milano. E, per quanto prestigiosa sia la destinazione, con le sole fotografie ricordo non si rilancia un’economia.
Firma: Pino Regale
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