Sindaco Silvia Salis, lei sostiene che i decreti sicurezza servano soltanto a «sfamare la pancia del Paese». Ma vorrei porle una domanda molto semplice: chi dovrebbe pagare i danni provocati dai violenti durante gli scontri di Milano di sabato 17 ottobre 2026?
Il solito cittadino inerme e incolpevole, che paga le tasse, lavora una vita e magari si ritrova la vetrina distrutta, l’automobile danneggiata o l’attività commerciale devastata? Oppure pensa che debbano pagare direttamente i responsabili, comprese le famiglie, quando ne ricorrano i presupposti di legge?
E perché mai una famiglia che vive in condizioni economiche difficili dovrebbe essere automaticamente esentata dalle proprie responsabilità? Il disagio sociale può spiegare alcune situazioni, ma non può diventare un alibi per chi delinque, aggredisce le Forze dell’Ordine o distrugge i beni altrui. La povertà merita sostegno, non impunità.
Lei si preoccupa dell’effetto sociale dei provvedimenti, ma sembra mettere in secondo piano le conseguenze che la violenza produce sulle vittime. Anche il commerciante che vede andare in fumo il lavoro di una vita può avere difficoltà economiche. Anche il cittadino che subisce un danno è una persona da tutelare. O la solidarietà vale soltanto per chi infrange le regole?
Responsabilità, sanzioni e risarcimenti
Quanto alla sua perplessità sull’efficacia dei decreti, la risposta è semplice: le leggi vanno giudicate dai risultati, ma non si può pretendere che lo Stato rimanga a guardare in attesa di trovare una soluzione sociale a ogni forma di violenza. Prevenzione e inclusione sono necessarie, ma devono accompagnarsi a responsabilità certe, sanzioni effettive e risarcimenti.
E soprattutto, basta buonismo a senso unico.
Servono regole più rigorose, interventi tempestivi e strumenti adeguati per consentire alle Forze dell’Ordine di operare senza essere lasciate sole, esposte a rischi e poi sottoposte a processi sommari nell’opinione pubblica per ogni intervento.
Quando si verificano situazioni come quelle di Milano del 17 ottobre, con lanci di pietre, bombe carta, aggressioni e devastazioni, gli agenti devono poter intervenire con decisione, nel rispetto della legge e della proporzionalità, senza inutili impedimenti operativi e con la certezza di ricevere il sostegno delle istituzioni quando agiscono correttamente.
Nessuno chiede una licenza di abusare del proprio potere. Si chiede che chi indossa una divisa possa difendere concretamente l’ordine pubblico e l’incolumità delle persone, senza essere lasciato solo davanti a gruppi di violenti.
Da che parte vogliamo stare?
La vera domanda, Sindaco Salis, è questa: da che parte vogliamo stare?
Dalla parte di chi rispetta la legge e pretende di vivere in sicurezza oppure dalla parte di chi, dopo aver devastato una città, rischia di essere raccontato soprattutto come una vittima del disagio sociale?
Uno Stato serio deve saper fare entrambe le cose: aiutare chi è in difficoltà e punire chi commette reati. Non sono due obiettivi incompatibili.
La solidarietà non cancella la responsabilità. E la comprensione sociale non può trasformarsi in una giustificazione della violenza.
Firma: Pino Regale
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