Le vostre lettere
Sono uno Chef, e la mia pazienza ha un limite, specialmente quando vedo il sacro rito della colazione Italiana profanato da una scelta che non è solo di cattivo gusto, ma che mina alle fondamenta la professionalità della nostra categoria.
Parlo della brutta abitudine di sostituire la Nutella con una “crema al cioccolato economica” nella brioche.
È un malcostume che avvelena la fiducia, un vizio che distrugge la percezione del valore e che, nel lungo periodo, danneggia l’attività molto più di un piccolo rincaro sul costo della materia prima.
Quando il cliente si ferma al bancone, ordina il suo caffè o il suo tè e chiede una “brioche al cioccolato”, sta cercando una cosa sola: la Nutella. È un nome, è un sapore, è un’aspettativa.
È l’unica crema spalmabile che in Italia è diventata l’equivalente del prodotto stesso.
Il cliente non sta pensando alle etichette nutrizionali in quel momento. Sta cercando un momento di piacere, un attimo di indulgenza.
Sa che forse non è l’alimento più salutare del mondo, ma è il suo “peccato di gola” mattutino, la sua “coccola” che lo aiuta ad affrontare la giornata.
E ha tutte le ragioni per concederselo, purché poi il resto della dieta sia equilibrato.
Non siamo noi i suoi nutrizionisti, ma i custodi del suo primo sorriso della giornata.
Vedo i numeri, conosco i costi: il prezzo all’ingrosso del secchiello di Nutella e il costo del suo surrogato sono distanti, sì, ma l’incidenza sulla singola farcitura è di pochi, ridicoli centesimi.
Perché sacrificare l’eccellenza e la soddisfazione del cliente per un risparmio così irrisorio?
Quando il consumatore morde quella brioche e si ritrova in bocca un surrogato scialbo, granuloso, magari troppo zuccherato, troppo unto o acquoso —tutto ciò che la Nutella non è—il messaggio che riceve è chiaro: “Stiamo risparmiando su di te.”
Questo non è un modo di gestire un locale, è un malcostume imprenditoriale.
Si Tradisce l’Aspettativa: Si è scelto di usare un nome (brioche al cioccolato) che nell’immaginario collettivo ha un significato preciso, per veicolare un prodotto inferiore.
Questa è disonestà intellettuale.
Si svaluta il prodotto: Il costo di una brioche farcita è un mix di impasto, farcitura, lavoro e, soprattutto, esperienza.
Quando l’elemento centrale dell’esperienza (il gusto del cioccolato) è scadente, l’intero prodotto perde valore e il cliente non giustifica più il prezzo finale.
Si danneggia il brand: Il cliente se ne accorge. La prossima volta sceglierà il bar accanto, quello che forse costa qualche centesimo in più ma che rispetta le sue aspettative.
La fama di “quelli che usano la crema economica” si diffonde più velocemente di qualsiasi risparmio che possiate ottenere.
Il valore della fiducia e della professionalità sono impagabili.
Un vero professionista del settore, sa che la fidelizzazione del cliente vale infinitamente di più di quei pochi spiccioli risparmiati sul barattolo.
La fiducia è la moneta più pregiata in questo mestiere.
Se il vostro modello di business si regge sul risparmio spicciolo sull’ingrediente più desiderato, allora è un modello fallimentare.
Sia chiaro: non siamo obbligati a usare la Nutella. Ma se scegliamo un’alternativa, che sia un prodotto di pari o, ancora meglio, superiore qualità, magari una creazione artigianale, purché sia di qualityeccellente.
Ma se la “crema al cioccolato” è palesemente un surrogato economico, si dimostra mancanza di rispetto per il mestiere e per il palato dei clienti.
Questo malcostume umilia l’ arte e i clienti.
Investite nel gusto e nell’onestà.
Solo così l’ attività potrà prosperare.
Chef M. Pinelli
(Professionista con un debole per la Nutella vera al mattino)
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