Riguardo ai fatti di cronaca avvenuti sugli spalti del “Maglietto” ieri in occasione di una partita della leva 2015, interviene il tecnico della Genova Calcio, Alessandro Suzzi: “In merito all’articolo pubblicato sui fatti accaduti ieri al campo Maglietto, durante la partita, sento il dovere di esprimere alcune considerazioni, soprattutto per tutelare i miei ragazzi e le loro famiglie. Condanno fermamente qualsiasi episodio di violenza, fisica o verbale, perché certi comportamenti non dovrebbero mai trovare spazio su un campo di calcio, tantomeno quando i protagonisti sono bambini di 11 anni. C’è però un aspetto dell’articolo che non condivido assolutamente: mettere sostanzialmente sullo stesso piano i genitori delle due squadre, senza distinguere comportamenti e responsabilità. E ritengo doveroso sottolineare un particolare importante, che nel racconto di quanto accaduto non emerge. Fin dal nostro arrivo all’impianto abbiamo trovato un clima completamente ostile nei nostri confronti. Un’atmosfera di tensione che nulla aveva a che vedere con quella che dovrebbe accompagnare una partita di calcio giovanile. Non lo dico per cercare giustificazioni o alimentare polemiche, ma perché ritengo che, prima di esprimere giudizi generalizzati, sia fondamentale conoscere e raccontare il contesto nel quale si sono svolti i fatti. Conosco i genitori dei miei ragazzi, conosco i sacrifici che fanno e la passione con cui seguono i propri figli. Non ritengo giusto che un intero gruppo di famiglie venga coinvolto indistintamente in un giudizio negativo, senza che siano chiarite le responsabilità individuali. Ieri in campo c’erano due squadre di bambini che aspettavano soltanto di giocare una partita di calcio. Bambini che si allenano, fanno sacrifici, sognano e che dovrebbero trovare negli adulti un esempio positivo. Invece, per quanto accaduto, sono stati costretti a vivere una situazione che nessun giovane calciatore dovrebbe mai affrontare. Come allenatore sento una responsabilità che va ben oltre il risultato sportivo: proteggere la serenità dei miei ragazzi e trasmettere loro valori come il rispetto, l’educazione e la lealtà. Difendere i miei ragazzi e i loro genitori non significa giustificare comportamenti sbagliati. Significa semplicemente chiedere che i fatti vengano raccontati con equilibrio, senza generalizzazioni e senza mettere tutti sullo stesso piano. Non voglio alimentare ulteriori tensioni, né trasformare una partita di bambini in una polemica tra adulti. Ma credo che il rispetto debba valere anche quando si raccontano pubblicamente episodi così delicati. Ai miei ragazzi dico di continuare a giocare, sorridere e divertirsi. Non permettete a nessuno di togliervi la gioia di questo sport. Alle nostre famiglie voglio esprimere la mia vicinanza e il mio ringraziamento per il percorso che stiamo costruendo insieme. Perché una partita si può vincere o perdere, ma il rispetto, l’educazione e la dignità delle persone non dovrebbero mai essere messi in discussione”.
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